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3 articoli in giugno 2009

26/06/2009

Fabbisogni finanziari delle imprese e accesso al credito

I risultati di un’indagine nel nordest a cura dell’Osservatorio Legislazione & Mercati della Fondazione CUOA

Fondazione CUOA Nell'attuale scenario il tema dell'indebitamento finanziario e del rapporto tra banche e imprese costituisce uno degli argomenti più discussi nel campo della finanza L'indagine, realizzata dall'Osservatorio Legislazione & Mercati, ha inteso rilevare le percezioni delle imprese e delle banche in merito all’analisi dei fabbisogni finanziari e alle condizioni per l’accesso al credito. Lo studio è stato condotto, nei mesi di febbraio e marzo 2009 su un campione di 200 intervistati (cui il 60% imprese e il 40% banche), per circa il 90% riferite al territorio del nordest.

Esaminiamo e commentiamo alcune considerazioni emergenti dall’indagine.

Una diversa percezione dell’andamento del debito finanziario: per le imprese emerge una maggiore enfasi sulla crescita del debito finanziario legato a nuovi investimenti durevoli (43% delle risposte), mentre per le banche appare più rilevante la crescita del debito finanziario legato alla gestione corrente (62% delle risposte).

L’atteggiamento delle banche in fase di istruttoria: per le imprese cresce l’importanza attribuita al business plan (circa il 44% delle risposte delle imprese), mentre per le banche incide ancora molto il giudizio su garanzie (35% delle risposte) e dati di bilancio (37% delle risposte).

La posizione rispetto a fenomeni di rientro dai fidi: sia per le imprese, sia per le banche le richieste di rientro dai fidi appaiono contenute: il 75% circa delle imprese dichiara di non aver subito richieste di rientro. Il dato, tuttavia, va analizzato più in profondità: se consideriamo il campione di imprese con un fatturato entro i 5 milioni di fatturato, la modalità di risposta cambia rispetto alla media del campione, in quanto il 35% delle aziende comprese in tale segmento dichiara di aver ricevuto richieste di rientro degli affidamenti.

Le condizioni per un più favorevole accesso al credito: per le banche è fondamentale la capitalizzazione (circa l’85% delle risposte) al contrario della redditività (poco più del 30%), per le imprese è poco rilevante il supporto dei Consorzi Fidi (appena il 13% delle risposte)

L’indagine, in definitiva, non evidenzia un problema generalizzato di credit crunch. Piuttosto emerge un possibile problema di selezione del credito che potrebbe colpire soprattutto le piccole e micro - imprese.

In particolare, con riferimento alle imprese con un fatturato inferiore ai 5 milioni di euro, il 35% di tale porzione del campione dichiara di aver subito richieste di rientro dai fidi (contro l'11% circa di tutto il campione); effettivamente si tratta delle imprese teoricamente meno solide, che avrebbero una grande necessità di fondersi e aggregarsi e che potrebbero andare incontro a maggiori difficoltà nella congiuntura attuale.

In sintesi, l’indagine testimonia la necessità di rafforzare il rapporto tra banche e imprese su basi più razionali per fondare il merito creditizio sempre più sulla valutazione del progetto imprenditoriale; in questo senso il  commercialista, come vero e proprio consulente aziendale, che vive e respira l'aria dell'azienda potrebbe svolgere un ruolo decisivo per un dialogo più efficace tra imprese e banche.

Francesco Gatto - Responsabile CUOA Finance

19/06/2009

Crisis management: a lezione di Piano B

Fondazione CUOA Dal punto di vista organizzativo, la crisi è una situazione “nuova” che manda all’aria le procedure, le prassi e i modelli consolidati per decidere e agire.

A volte si tratta di un evento straordinario (dal nubifragio all’interruzione dell’energia elettrica), altre volte di un errore umano (errata applicazione di una procedura), altre ancora di una decisione di terzi (un fornitore che va in default o una malattia virale che si diffonde velocemente).

In tutti i casi, si viene a generare una situazione completamente nuova, per la quale non si dispone di procedure ad hoc, proprio perché (per fortuna) si tratta di una situazione che non poteva essere, ragionevolmente, prevista.


Cosa fare in queste situazioni e quale ruolo giocano l’imprenditore e i manager?

Per definizione, la crisi altera o addirittura annulla le normali modalità di coordinamento e di funzionamento dell’impresa. Le distanze gerarchiche (il capo ha la responsabilità di dare gli ordini, il subordinato li deve eseguire) perdono di significato, o addirittura amplificano il problema invece di ridurlo. Pertanto, la domanda giusta da porsi non è “Quale ruolo giocano l’imprenditore e i manager?”, ma “Quali sono le competenze da attivare con immediatezza nelle situazioni di crisi?”.


Allora cosa si deve fare concretamente?

È tanto più semplice gestire una situazione di crisi, quanto più decide “chi sa ed è a contatto con il problema” e non “chi ha l’autorità gerarchica per farlo”. Detto in altri termini: è più facile risolvere l’emergenza se si ha la prontezza di infrangere le regole!, se chi si accorge del problema e realizza che si tratta di un’emergenza, ha il coraggio di assumere momentaneamente il ruolo di leader, di capo assoluto e di risolvere la situazione, anche assumendo ruoli che non gli competono!

In alcune situazioni, sono proprio gli imprenditori e i manager che si trovano in questa situazione. Ma la regola generale è che “decide chi sa”, perché non c’è tempo per coordinarsi e per scegliere la procedura più adatta (che spesso non esiste).


Come si sviluppa la capacità di decidere velocemente in situazioni di incertezza?

Per certi aspetti, si tratta di una competenza “innata”: ci sono persone che entrano in stress di fronte alle emergenze, ed altre che invece sanno mantenere i nervi saldi e riescono a scomporre il problema, ad analizzarlo e a risolverlo.

La peggior situazione si presenta quando ci sono persone che saprebbero risolvere il problema subito, ma non riescono o non se la sentono di “rompere gli schemi”, e quindi si ostinano a rivolgersi al capo gerarchico, perdendo tempo prezioso e magari portando il problema nelle mani di una persona che entra in stress e genera un impasse decisionale.

Nelle organizzazioni, però, si può favorire l’attivazione di questa capacità (che non è appannaggio di chi sta al vertice) con prassi gestionali che, ad esempio, valorizzano l’iniziativa di tutti e la capacità di migliorare le procedure o cambiarle. Ovviamente, procedendo con moderazione.


Ovvero nelle situazioni di emergenza scompare la distinzione dei ruoli?

In un certo senso sì, per altri no. In questi frangenti, sfumano i confini tra i ruoli tradizionali e consolidati (tra pilota e copilota nella cabina di un aereo; tra genitori e figli in famiglia; tra amministratori delegati e operai in azienda). Ma ciò non vuol dire che si cada in una situazione di anarchia.

Tutt’altro! Emerge invece una nuova struttura in cui prende il comando la persona più saggia, capace di assumere la leadership, capace di “non cedere” di fronte alla “disintegrazione dell’ambiente circostante”, in grado di dare fiducia agli altri ricevendone in cambio la collaborazione e l’impegno, capace di “dare senso” all’azione. Questa nuova struttura dura per il tempo necessario a risolvere l’emergenza. Poi, ciascuno ritorna al suo posto. Ci sembra tutto normale, se questa persona è il capo dell’impresa o dell’unità organizzativa. Ci sembra strano, ma non lo è, se si tratta di un qualsiasi collaboratore senza autorità formale.

 

Paolo Gubitta
Direttore scientifico MBA Imprenditori, Fondazione CUOA.
Professore associato di Organizzazione aziendale, Facoltà di Economia, Università di Padova

10/06/2009

Il futuro dietro l’angolo: la Posta elettronica certificata per tutti i cittadini

Fondazione CUOA Il 25 maggio 2009 è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il Decreto che “ufficializza” le promesse fatte nei mesi scorsi dal ministro Renato Brunetta: "al cittadino che ne fa richiesta la Presidenza del Consiglio dei ministri-Dipartimento per l'innovazione e le tecnologie, direttamente o tramite l'affidatario del servizio, assegna un indirizzo di PEC"; “l'attivazione della PEC e le comunicazioni che transitano per la predetta casella di PEC sono senza oneri per il cittadino" (art 2).

Questo decreto viaggia parallelamente alla legge approvata dal Senato il 26 maggio 2009 “Disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività nonché la materia di processo civile”, la quale dispone che “entro il 30 giugno 2009, le amministrazioni pubbliche che gia` dispongono di propri siti sono tenute a pubblicare nella pagina iniziale del loro sito un indirizzo di posta elettronica certificata a cui il cittadino possa rivolgersi per qualsiasi richiesta ai sensi del presente codice. Le amministrazioni devono altresì assicurare un servizio che renda noti al pubblico i tempi di risposta, le modalità di lavorazione delle pratiche e i servizi disponibili (art 34).
Inoltre, si precisa che  “le pubbliche amministrazioni regionali e locali hanno facoltà di assegnare ai cittadini residenti caselle di posta elettronica certificata atte alla trasmissione di documentazione ufficiale”.

Cosa significa tutto ciò? E soprattutto, quali sono i vantaggi per i cittadini e le amministrazioni pubbliche, nonché i possibili rischi?

Il governo immagina un’interazione con i cittadini che passa attraverso l’introduzione forzata della posta elettronica certificata, uno strumento che per il momento “parla” prevalentemente italiano.
Un sistema sostanzialmente sicuro che replica digitalmente il modello tradizionale della raccomandata con ricevuta di ritorno. Non vi è la certezza che il contenuto della PEC sia stato letto, ma si ha la garanzia formale che il messaggio sia giunto sul server del destinatario nonché la sicurezza del mittente.
I cittadini che richiederanno l’attivazione della casella gratuita accetteranno contestualmente che tutte le comunicazioni della PA possano essere loro inviate usando questo strumento.
Sull’altro fronte, la legge obbliga le amministrazioni ad attrezzarsi per ricevere e processare le comunicazioni dei cittadini che dovessero giungere via PEC.
Rispetto all’era della carta, in cui ancora oggi viviamo, si tratta di un  passaggio epocale poiché se l’avvio dei procedimenti in entrata avvenisse solo per via elettronica, il processo di digitalizzazione dei processi interni alla PA subirebbe una forte accelerazione.
Sul piano dei costi, poter inviare le notifiche ai cittadini per via elettronica rappresenterà un forte risparmio economico e di tempo.

I vantaggi per i cittadini sono al momento parzialmente nebulosi. A fronte della positiva possibilità di “dialogare” digitalmente con la PA su un canale “sicuro”, questo modello virtual-tradizionale introduce alcuni elementi di confusione ancora da chiarire. Come farà il cittadino a “gestire” i documenti? Lo farà autonomamente sul proprio hard disk? Nell’allegato al decreto si precisa che il gestore del servizio potrà offrire servizi di gestione del fascicolo digitale individuale. Così come sarà sempre il gestore a farsi carico di raccogliere e mettere a disposizione delle sole PA l’elenco degli indirizzi di PEC dei cittadini.
Lo scenario appare confuso. Se anche le regioni e gli enti locali potranno rilasciare caselle di PEC, saranno quindi tenute a comunicarne gli estremi all’azienda appaltante? E se il cittadino vorrà invece acquisire il servizio per conto proprio, scegliendo il fornitore sul mercato, visto che i prezzi attuali sono dell’ordine di poche decine di euro, come e a chi comunicherà il proprio indirizzo? Infine, ci si chiede se il “modello raccomandata” sia ancora attuale o se invece non sarebbe più funzionale un approccio simile al Cassetto fiscale dell’Agenzia delle Entrate, dove tutte le interazioni con l’ente vengono gestite, archiviate e rese disponibili al contribuente a cura dell’Agenzia stessa.

Se a questo scenario aggiungiamo che entrambe le norme citate precisano che “dall’applicazione delle disposizioni introdotte dal presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica”, sorge spontaneo chiedersi quale sarà la reale portata dell’operazione. Purtroppo la piena applicazione del Codice dell’amministrazione digitale è ancora lontana e il rischio che le scadenze “immediate”  previste da queste norme siano ancora una volta eluse pare molto alto.

Claudio Forghieri
Docente del
Master in gestione integrata nelle Pubbliche Amministrazioni- CUOA
Direttore scientifico della rivista e-Gov – Maggioli Editore