Emilio Girino *
L’indagine presentata al IV Panel 2009 dell’
Osservatorio Legislazione & Mercati si è concentrata sulla diffusione e percezione del fenomeno “governance” nella realtà aziendale dell’industria
Il campione considerato include 150 aziende suddivise per classi di fatturato, con una prevalenza di piccolo medie imprese (fatturati sino a 50 milioni, pari al 72% del campione) e una presenza di medio grandi e grandi imprese (con fatturati, rispettivamente, sino a 250 milioni e oltre tale soglia). Siffatta composizione rappresenta in misura sufficientemente fedele lo spaccato dell’industria italiana conferendo con ciò al campione particolare significatività.
Contrariamente al diffuso convincimento per il quale la governance sia un tema ostico e trascurato dalle aziende, vissuto più che altro come una sovrastruttura costosa e inutile, il 71% del campione dichiara di riservare una sufficiente attenzione al tema, con un 40% che afferma invece di dedicarvi molta attenzione. Poco meno di un quarto delle imprese (24%) riconosce di prestare poca attenzione al tema e solo un 5% dichiara di ignorarlo completamente.
Nella scelta dei modelli di governance si conferma l’assoluta
predominanza del modello tradizionale (consiglio di amministrazione e collegio sindacale): lo adottano il 92% delle imprese intervistate. Il monistico e il dualistico sono invece diffusi, in esatta eguale misura, fra il restante 8%.
Siffatta predominanza denota, in molti casi, un attaccamento di tipo anche psicologico o “abitudinario” dell’impresa. Sorprende infatti che il 50% del campione dichiari, pur avendo mantenuto lo schema tradizionale, di non aver mai messo mano allo statuto e di non aver intenzione di farlo, neppure per beneficiare dalle nuove opportunità offerte dalla riforma del 2005. Solo un quarto del campione riconosce di essersene avvalso, mentre l’8% ha in programma di farlo. Il 18% dichiara di essere passato da un modello all’altro, ma la contraddizione con il dato dianzi richiamato (8% di sistemi alternativi adottati) lascia supporre che il 10% del campione ritenga di aver modificato lo schema di governance solo per aver adattato il tradizionale alle nuove opportunità. Il dato va quindi ad aumentare il precedente, portando al 34 % le imprese che, pur rimanendo nel sistema tradizionale, si sono avvalse delle opportunità derivanti dalla riforma del 2005.
Di estremo rilievo i risultati relativi alla
coscienza imprenditoriale circa le funzioni di un sistema di governance.
Nessuna impresa se la sente di riconoscere valore nullo alla governance aziendale.
Il 14% la vede come uno strumento utile a ridurre il tasso di litigiosità interno, il 16% crede all’effetto trasparenza e, a fronte di un 7% che vede nella governance una sorta di “orpello” commercialmente spendibile, il 63% ammette che un buon sistema di governo societario migliora il controllo e la questione del rischio.
Percentuale confermata dal 60% dal campione, quando gli si domanda se i maggiori costi di governance trovino compensazione nel predetto miglioramento del controllo gestionale. Il 16% sostiene, anzi, che la governance aumenti i costi con ritorni specifici per l’impresa. Solo il 7% la considera un mero costo, mentre il 17% non rileva, nell’attuazione di un buon sistema di governance, un apprezzabile aumento di costi.
Quanto all’impatto del sistema di governance sul livello di
complessità di gestione, mentre il 19% opta per una soluzione di indifferenza, il residuo è, quasi pariteticamente, diviso fra chi ritiene che una governance strutturata complichi la gestione (41%) e che viceversa ritiene che la semplifichi (40%).
Venendo ai dettagli dei sistemi di controllo, escludendo il 34,7% del campione soggetto a revisione obbligatoria, si rileva come la revisione su base volontaria sia pari al 16,5%, espressione questa di una crescente e lodevole coscienza della centralità di un efficiente e indispensabile sistema di controllo contabile. Il 3,3% affida il controllo a un revisore esterno, mentre il 32% si informa al modello classico (controllo affidato al Collegio Sindacale).
Altrettanto rilevante ed anche in questo caso espressione di una accresciuta presa di coscienza dal problema, la percentuale di imprese che dichiara di aver adottato e attuato un
modello ex L. 231 (45%), per quanto il fenomeno registri un buon 28% di scelte contrarie e un preoccupante 27% fatto da imprese che addirittura ignorano l’assenza stessa della legge in questione.
Come gestire la governance? Il 32% si avvale di funzioni interne; il51% ricorre all’ausilio di terzi (per il 30% professionisti e il 21% società di consulenza).
Nonostante talune lievi incongruenze e qualche significativo ritardo di iniziativa, il
giudizio complessivo che il mondo dell’impresa esprime sull’utilità della governance è
decisamente positivo. Un netto 70% la ritiene utile in qualsiasi situazione aziendale, il 23% la reputa valida solo se l’azienda sia in stato di benessere, solo il 6% la considera uno strumento di appesantimento burocratico, e restano confinate a un irrilevante 1% le imprese che reputano la governance qualcosa di completamente inutile.
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