Quindi le aziende si stanno muovendo verso il Web 2.0… Sì, ok, ma cosa significa?
Il Web 2.0, rispetto a prima, ha portato ad un diverso ruolo dell’utente finale, che può diventare protagonista (e sottolineo “può” perché di solito si dice che l’utente finale "è" protagonista… ma raramente poi nella pratica è così, solo in minima percentuale).
E l’azienda?
Beh, volendo riepilogare sinteticamente le nuove vie che si aprono all’azienda, grazie al Web 2.0, potremmo fare alcuni esempi:
Social network: questi spazi oggi sono in costante crescita, tutti ne parlano, gli utenti attivi sono milioni… Quindi anzitutto sono validissimi strumenti di comunicazione e di presentazione dell’azienda: creare una business page è questione di pochi minuti in Facebook, e peraltro è notizia di questi giorni che Google indicizza anche i contenuti provenienti dalle pagine pubbliche e aziendali di Facebook, MySpace e Twitter.
Ma sono anche canale di contatto con utenti e clienti attuali e potenziali, di fidelizzazione (grazie ai “fan” della pagina); possono servire a verificare “cosa si dice” dell’azienda (nei gruppi di discussione, ad esempio) e così via. Da notare peraltro che l’utilizzo e la presenza dell’azienda nei social network non implicano alcun costo che non sia quello delle persone che seguono la cosa: la creazione degli ambienti aziendali/promozionali è infatti gratuita.
Qualche considerazione a parte meritano i social network professionali (come LinkedIn per esempio), che invece possono essere strumenti ottimali per ricavare informazioni sul curriculum vitae di potenziali collaboratori, per cercare nuovi contatti professionali (sia tra persone, che tra aziende), per dimostrare le proprie competenze su determinati temi e riaffermare quindi il valore e l’expertise dell’azienda.
Intranet: le intranet aziendali non nascono certo adesso! Tuttavia vengono sempre più spesso riviste e ripensate in ottica 2.0, in cui i singoli dipendenti e collaboratori interagiscono tra loro in stile molto “social”, scambiandosi, all’interno di piattaforme condivise, opinioni, consigli, parlando di lavoro, ma anche di temi personali. Non mancano esempi di collaborazione online su progetti e creazione di prodotti nuovi (ad esempio il caso Indesit), rivelandosi quindi come l’occasione e lo strumento per far emergere competenze che finora rimanevano invisibili o sottovalutate, oltre che per incidere positivamente sul clima aziendale.
Cloud computing: neanche questo è un fenomeno nuovo, ma nel Web 2.0 ha trovato una propria collocazione e una propria identificazione e definizione (insomma ha finalmente un nome proprio e altisonante…). L’idea di base è "esternalizzare" parti dell’infrastruttura informatica e/o dei servizi a questa connessi: usare cioè infrastrutture, servizi, componenti direttamente da Internet anziché detenerli all'interno dell'azienda.
Pensiamo alla galassia dei servizi google, per esempio, in cui la posta, le discussioni, l’archivio documenti, l’agenda, i backup… possono essere gestiti esclusivamente online, tutto attraverso il normalissimo browser, senza bisogno di altro. Per arrivare al passo successivo, di usare i software online, per cui, anziché scaricare il software sul pc, ci si collega online ad un sito e da lì si usano i programmi: già lo stesso Google lo permette (pensiamo agli strumenti di editing di GoogleDocs), e il prossimo Office di Microsoft dovrebbe proprio andare in questa stessa direzione.
Naturalmente questi sono solo alcuni spunti: sono molte le possibilità che si aprono per le aziende ed è un mondo che sicuramente va conosciuto e che altrettanto sicuramente merita di essere indagato e avvicinato. Questo non significa però “buttarcisi a pesce” senza un minimo di riflessione e senza conoscerne anche limiti e problemi…
* Lorenzo Amadei – Fondazione CUOA
Focalizzando l’attenzione sull’assunto “utenti…..validissimi strumenti di comunicazione e di presentazione dell’azienda” emerge una forte esigenza per le aziende di conoscere e gestire la propria reputazione digitale:
L’attuale contesto socio-economico attribuisce all’influenza dei media digitali fino al 50% delle decisioni di acquisto (on line ed off line).
Diventa quindi fondamentale monitorare la reputazione digitale dei marchi (prodotti) gestiti dell’azienda nonché del top management, nella misura in cui lo stesso abbia un’esposizione mediatica, al fine di individuare rapidamente e gestire potenziali situazioni di:
- disallineamento tra immagine comunicata e percepita
- indebolimento dell’immagine dell’azienda
- conflittualità tra i valori cui si ispira il brand ed il risultato dell’azione condotta da figure riconducibili all’azienda (dipendenti, reti di vendita, testimonial, fornitori …)
Una corretto processo di gestione della propria reputazione digitale è a mio avviso il seguente:
1)Monitoraggio del canale Internet, ovvero configurazione dell’insieme di sorgenti informative (motori di ricerca, blog, social network, siti ecc.) da monitorate ed arricchire con eventuali siti rilevanti per lo specifico contesto.
2) Predisposizione di un cruscotto che permetta di essere costantemente aggiornati in merito a “cosa si dice sulla rete rispetto all’azienda/al marchio/all’identità di un top manager”.
3)Gestione tempestiva ed efficace della comunicazione
a fronte di una situazione critica (es. casi CocaCola, Carrefour). Pubblicare su internet il punto di vista dell’azienda ed attuare quelle azioni funzionali a far sì che l’informazione abbia la massima visibilità (es. agendo sui motori di ricerca, sul sito …).
4)Creazione di consenso, ad esempio organizzando incontri con opinion leader ed influencer della rete (es. blogger) che possano poi contribuire attivamente alla creazione di consenso rispetto alla posizione espressa dall’azienda.
Grazie del commento.
Sicuramente il tema della “e-reputation” oggi è molto importante e dibattuto, e può trovare nei social media un importante strumento di amplificazione: un’arma a doppio taglio che se da un lato consente una facile “diffamazione”, dall’altro premette una difesa in maniera trasparente e diretta.