Dalle conclusioni della Lectio Magistralis di Mario Draghi, in occasione del conferimento del Master Honoris Causa of Business Administration:
"La crisi ha ribadito l’importanza dell’innovazione. Le aziende che avevano avviato processi di ristrutturazione e investito in ricerca e sviluppo già prima della crisi hanno retto meglio l’urto; presentano oggi le prospettive migliori.
Dobbiamo concentrare i nostri sforzi sulla conoscenza, sulla crescita del capitale umano, anche collaborando con le università e i centri di ricerca; dobbiamo favorire la crescita dimensionale delle imprese.
Il Nord Est deve guardare avanti, alle regioni più avanzate d’Europa e del mondo; è con quelle che deve confrontarsi, in termini di capacità innovativa del suo sistema produttivo, di dotazione di capitale umano, di qualità dei servizi offerti dalle Amministrazioni pubbliche. Tutti i livelli di governo sono chiamati a offrire servizi, regolamentazioni e infrastrutture migliori.
Il Nord Est è giustamente orgoglioso dei propri successi, ha le capacità umane e imprenditoriali per reagire alle sfide dell’economia mondiale.
Come l’Italia ha bisogno di un Nord Est dinamico, innovativo, così il Nord Est per competere con i suoi pari ha bisogno di uno Stato che sappia competere con i suoi pari".
Il fatto che nel linguaggio della comunità finanziaria si parli apertamente di "Basilea 3" dà il senso di una importante modifica all’impianto regolamentare. Ma si tratta di Basilea 3 o come dicono altri autori di "Basilea 2 e ½"? Senza entrare in questo dibattito linguistico, è utile una piccola contabilità delle pagine del comitato. L’impianto di Basilea 2, declinato nella circ.263 della Banca d’Italia, si compone di 624 pagine. I paper di basilea 3 (per l’esattezza paper 158 e 159 di luglio 2009, 164 e 165 di dicembre 2009) sommano a 173 pagine. Si tratta dunque certo di modifiche rilevanti e sostanziali. Che tipo di modifiche?
In altri interventi avevo sottolineato che la ratio di Basilea (anche di Basilea I) consiste con una semplice metafora nella verifica che l’argine (il patrimonio di vigilanza) sia sufficiente a far fronte alle piene del fiume (i rischi e le perdite impreviste che ne derivano, cosiddetto requisito patrimoniale).
In questo Basilea 3 innova in tre direzioni:
Una misura più rigorosa dell’argine. Il patrimonio di vigilanza si avvicina sempre di più al capitale di rischio in senso stretto (common equity). E’ come dire che i sacchi di sabbia sull’argine non sono argine effettivo
Maggiore prudenza nella stima delle possibili piene del fiume. In concreto, sono stati modificate le logiche statistiche o le griglie tabellari di stima dei rischi. Le misure più effettive riguardano la misura dei rischi di mercato e del rischio di controparte, cioè il rischio creditizio associato ai derivati, che per la sua volatilità può rapidamente portare le banche in situazioni di crisi
Oltre all’irrobustimento dei criteri su patrimonio e rischi, sono state introdotte misure sostanzialmente nuove, come se si fosse previsto quindi un sistema di canali, golene, chiuse per fare fronte alla contingenze. Tra queste, le misure sulla liquidità, che richiedono alle banche di soddisfare certi equilibri, sia di breve sia di medio termine, sulla capacità di far fronte a fabbisogni improvvisi di liquidità, e il provisioning, cioè la richiesta alle banche di creare dei buffer di capitale nei periodi non di crisi a fronte dei periodi futuri di crisi, questo per attenuare la prociclicità di basilea 2, vale a dire la tendenza (in realtà a oggi non ben dimostrata) del sistema di requisiti patrimoniali di essere un acceleratore della crisi. Infine, un limite generale alla leva massima, cioè il rapporto tra volumi globali della banca e i sui mezzi propri.
Conseguenze ipotizzabili sul credito
Non sono oggi prevedibili in modo certo le conseguenze sul credito. In generale, un impulso in termini di misure più severe (sul patrimonio o sul capitale) può determinare in primo luogo una ridefinizione del mix di impieghi. Qui impieghi va in teso in senso ampio, sia creditizi sia finanziari. In particolare, l’inasprimento netto delle regole sui rischi finanziari (bond, azioni e derivati nei portafogli delle banche) potrebbe portare alcune banche a ridirezionarsi verso mutui e prestiti.
In generale, esiste certo una possibilità comunque di contrazione degli impieghi. Quello che a oggi non è ancora chiaro è come le misure sulla liquidità possano incidere in senso ulteriormente restrittivo sugli impieghi. Esistono agli estremi due possibilità. In positivo le banche potrebbero ottimizzare ed efficientare il funding, per evitare eccessivi rischi di drenaggio di liquidità. In negativo, la reazione potrebbe essere in una detenzione iperdimensionata di asset liquidi (interbancario, bond governativi di beve scadenza, ecc), così sottraendo impieghi verso le imprese e le famiglie.
Quello che è auspicabile è un senso di responsabilità degli attori in questo passaggio: banche, imprese, enti di categoria, media. Per esempio, la frase ricorrente “le banche chiudono i rubinetti” molto usata in questi ultimi anni non è una traduzione oggettiva della situazione, che vede al più, per alcune categorie di banche, limitatissime contrazioni percentuali sulla massa di impieghi.
Le logiche di Basilea 3 Le proposte di Basilea 3 sono destinate ad entrare in vigore nel 2012 e sono destinate a incidere profondamente su:
struttura patrimoniale e finanziaria delle banche
sulla redditività delle banche;
sui finanziamenti all’economia
L’obiettivo di Basilea 3 rientra nel quadro più generale delle politiche di stabilizzazione del sistema bancario accrescendo la capacità del sistema stesso di assorbire eventuali shoks e riducendo il rischio di contagio dal sistema finanziario all’economia reale. Partendo da tale obiettivo generale, la finalità specifica di Basilea 3 è quella di rafforzare la regolamentazione del capitale e della liquidità delle banche aumentando, in particolare, quantità e qualità del patrimonio aziendale. Tra le novità di Basilea 3:
aumentare il parametro costituito dal Core Tier 1
ridurre, relativamente al rapporto tra rischi e patrimonio, l’eccessiva ciclicità dei requisiti minimi di capitale;
prevedere, per ottenere la stabilità delle banche, anche consistenti livelli di liquidità. Le innovazioni di Basilea 3 in tema di liquidità prevedono, tra le altre, la costituzione di una riserva di liquidità sufficiente a fronteggiare uno scenario di crisi acuto della durata di 30 giorni
Contestualizzazione dell'indagine L’indagine è stata realizzata dal Centro Studi Risk Management e Valore (http://www.riskcenter.it/), costituito dalla collaborazione tra CUOA Finance ed Engineerig. L’attenzione ai cambiamenti di scenario e di normativa per le Banche e per gli Istituti di credito è quanto mai attuale: il tema della riforma di Basilea 3, in particolare, si presta a molteplici considerazioni, sia dal punto di vista delle logiche e scelte di risk management delle banche, sia dal punto di vista delle ricadute e conseguenze sul piano del rapporto banca - impresa. Partendo da tale scenario, l'indagine ha inteso rilevare le percezioni delle Banche e dei loro operatori in merito alle possibili prospettive emergenti nel nuovo scenario con l’obiettivo di evidenziare le diverse aspettative che le Banche stesse esprimono rispetto al tema in oggetto. Il campione oggetto di rilevazione è da riferirsi all’area del nordest.
Riflessioni sui risultati dell'indagine Come era facilmente intuibile, l’elemento di maggior novità è rappresentato dall’introduzione di nuove regole a fronte del rischio di liquidità (circa il 38% delle risposte). Il rischio di liquidità è emerso con vigore durante la crisi e quindi era facilmente intuibile tale esito.
Le conseguenze sul Core Tier1: il dato emergente testimonia una generale convinzione che il Core Tier 1 non tenderà a diminuire sensibilmente. Infatti, ben il 44% sostiene che il Core Tier 1 rimarrà più meno stabile e circa il 42% ritiene che diminuirà, ma leggermente.
L’impatto sulla redditività complessiva delle banche appare probabilmente diverso da quanto ci si potrebbe attendere. Contrariamente ad alcuni scenari pessimisti spesso prospettati in questa fase, per circa il 75% delle risposte la redditività delle banche calerà, ma solo leggermente. Anche per le conseguenze sul credito, il dato è interessante: per circa il 57% delle risposte il credito potrà subire una moderata contrazione (fono a un 5% in meno) e per circa il 27% la contrazione sarà rilevante (oltre il 5%).
Il giudizio rispetto alle modifiche prospettate per i singoli rischi: il dato comune è un giudizio condiviso sulla complessità o poca chiarezza delle nuove disposizioni; per ognuno dei diversi rischi (liquidità, controparte, mercato), oltre il 50% delle risposte esprimono un giudizio di eccessiva complessità o scarsa chiarezza. Tale dato deve far riflettere sull’investimento di tipo conoscitivo che le banche sono chiamate a fronteggiare. Il quadro emergente dalle nuove regole è certamente complesso e, soprattutto per le piccole e medie banche, l’investimento in termini di conoscenze e competenze appare assai rilevante.
(a cura di * Francesco Gatto - Responsabile CUOA Finance)