Verso Basilea 3. Quali prospettive?

Michele Bonollo *

Image: jscreationzs / FreeDigitalPhotos.net È oramai in fase di “warm up” la cosiddetta riforma di Basilea 3. In cosa consiste la riforma? È utile, innanzitutto, un chiarimento sull’impianto generale del sistema di controlli di Basilea. È una tematica che presso il Centro Studi “Risk Management e Valore”, istituito presso la Fondazione CUOA (www.riskcenter.it), stiamo approfondendo da tempo con indagini e workshop.

L’idea di fondo è che i rischi “normali” (detti perdite attese) generati dall’attività bancaria debbano essere coperti dai margini della gestione ordinaria, mentre le perdite estreme o inattese debbano essere coperte dal patrimonio della banca stessa, che rappresenta il vero stock di protezione.
Si può pensare alla misura degli argini e al rischio della piena dei fiumi. Il rischio, che va misurato, consiste nel cogliere e/o prevedere eventi estremi e in che misura (di quanti metri) il livello del fiume possa crescere. L’argine svolge la funzione del capitale a protezione contro tali rischi. Ovviamente, quindi, l’altezza dell’argine deve essere maggiore del livello del fiume, anche in ipotesi di precipitazioni o eventi atmosferici anomali e inattesi. La definizione precisa di “estremo”, cioè il livello di prudenza applicato, determina il successo o fallimento di tali set di regole.

La crisi finanziaria ha dimostrato che Basilea 2 non è stata sufficiente o per una debolezza del processo effettivo di applicazione dei controlli o per le soglie numeriche su cui era attuato il principio generale. Sono state pertanto definite alcune innovazioni.
Utile ricordare in primis che il concetto di rischio in Basilea si declina in tre tipologie principali: il rischio sui crediti, mutui, prestiti, causa default del cliente; il rischio finanziario sui portafogli titoli e derivati; il rischio operativo, dovuto a errori, frodi, malfunzionamenti dei processi della “macchina banca”. Va anche detto che per le banche italiane, oltre l’80% del fabbisogno patrimoniale è tradizionalmente legato all’erogazione di crediti.

Che cosa modifica Basilea 3? In sostanza, viene rivisto la prudenza nella misura dei rischi, come pure la definizione di patrimonio, e anche i vincoli di equilibrio tra rischio e patrimonio. Le misure con varie tappe saranno operative dal 2013, con un anticipo al 2012 per i rischi finanziari.
Per quanto attiene il patrimonio, viene data rilevanza assoluta al common equity: in altri termini, solo il capitale di rischio vero e proprio (le azioni) sono il primo baluardo contro i rischi, quindi il loro livello minimo viene alzato, di fatto raddoppiato, al 4.5% degli attivi rischiosi. Sul rischio di credito, alle banche è chiesto di essere meno dipendenti dai rating esterni e di creare riserve di capitale, così da smussare impatto di crisi future. Sul rischio finanziario, aumentano e più che raddoppiano i coefficienti per misurare i rischi. Viene poi introdotto un set di vincoli di liquidità minima delle banche per fare fronte a crisi sui mercati finanziari e interbancari o corse agli sportelli.

Quali impatti? Maggiore esigenza di patrimonio significa a parità di condizioni una netta diminuzione dei redditività, quindi del ROE delle banche. È pensabile un così drastico calo di redditività? In tempi e con articolazioni ad oggi non prevedibili in modo preciso, si può pensare ad un aumento degli spread sugli impieghi per la clientela. Soprattutto, va auspicato un reale aumento della efficienza delle banche, percorso in continua evoluzione ma forse non ancora compiuto. Di certo un’ottimizzazione di processi, tecnologie, organizzazione potrebbe ridurre il rischio che il “conto” di Basilea 3 sia pagato in modo troppo rilevante dalla clientela.

* Michele Bonollo, docente CUOA Finance

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