17 articoli nella categoria "Innovazione"

13/12/2011

Brand reputation

Claudia Zarabara * e Lorenzo Amadei *

Brand reputationAlzi la mano chi non ha mai cercato il proprio nome o quello della propria azienda su Google!

Questa operazione ha un nome: il monitoraggio della web reputation o della brand reputation (se lavoriamo sul marchio).

La rete offre a tutti, consumatore incluso, la possibilità di esprimere il proprio parere su un servizio, una persona, un’azienda, un prodotto. Ma non è questa la rivoluzione 2.0: la differenza rispetto ad una decina d’anni fa è la portata della cosa, la possibilità che il singolo commento sia divulgato in modo talmente ampio e veloce da perderne il controllo. Ottimo quando se ne parla bene, ma se il commento è negativo, cosa fare?

Sono molti i servizi, a pagamento e gratuiti, che offrono alle aziende la possibilità di monitorare in maniera metodica e automatizzata ciò che si dice sul loro conto, arrivando addirittura a dirci se del nostro brand si parla bene, male o in maniera neutrale.
Questi ultimi aspetti vengono definiti come “Sentiment Analysis”.

I sondaggi sono come guardare gli animali allo zoo. Puoi ottenere campioni perfetti, osservarli da ogni angolazione, ma poi ti chiederai perché non combaciano. La Sentiment Analysis è come guardare quegli animali nel loro ambiente naturale.” (T. Herman)

La brand reputation, dunque, ci permette di scoprire:
  • cosa si dice di noi
  • dove se ne parla
  • in che termini
  • con che sentimento.
Una volta scoperto ciò che si dice di noi, occorre riflettere su come gestire l’informazione che abbiamo raccolto. Ad esempio: si risponde ai commenti positivi oppure no? Si risponde ai messaggi volutamente polemici e istigatori? Come si gestisce la critica? Come si capisce se un commento è reale o finto?
Anche questo fa parte delle operazioni legate all'online brand management.

La rete, abbiamo detto, amplifica il messaggio: poiché non può essere controllato a priori, occorre monitorarlo costantemente valorizzando il “sentiment” positivo e mettendo a frutto anche le critiche.


* Social Media, Fondazione CUOA

21/11/2011

Professional Social Network, Business e Carriera

Lorenzo Amadei *

Professional Social Network, Business e CarrieraSi è tenuto lo scorso 16 novembre al CUOA il seminario "Professional Social Network, Business e Carriera" organizzato da Fondazione CUOA e Federmanager.

Un’aula magna decisamente affollata ed eterogenea - segno che il tema “social network e lavoro” è molto attuale - ha accolto i quattro relatori, che, guidati da Fabio Friso (HR Director FORGITAL ITALY S.p.A. e Vice Presidente AIDP Triveneto), hanno spiegato il loro punto di vista sulle nuove dinamiche della comunicazione aziendale (C. Zarabara, referente social media per Fondazione CUOA), sull’utilizzo dei professional social network da parte dei manager (Francesco Pezzutto, Direttore Sistemi Informativi e Organizzazione Processi Sime S.p.A.), sui social network al servizio dell’innovazione (Ottavio Rigodanza, COO Banco Popolare e Responsabile Prospera NE), e sul tema Social Network e Outernet (Luca Giuratrabocchetta, Country Manager Google Enterprise Italy).

Sono state molte le domande dei presenti e anche gli spunti di discussione emersi nel corso di questo incontro durato un paio d’ore.

Eccone alcuni:

- le modalità di comunicazione dell’azienda nell’era del Web 2.0 sono cambiate; il consumatore chiede una comunicazione differente: l’azienda deve adeguarsi a queste richieste, cercando una comunicazione diretta e non mediata

- la tecnologia a supporto di questi cambiamenti esiste ed è mediamente di facile utilizzo. La rivoluzione Web 2.0 ora deve essere culturale: serve un cambio di mentalità, una cultura d’impresa che sia pronta ad accogliere le novità tecnologiche, sfruttandole in modo costruttivo. Serve un atteggiamento delle persone decisamente nuovo, aperto, capace di gestire un modus operandi basato sulla collaborazione diffusa e sulla condivisione (C. Zarabara)

- il mondo del lavoro sta cambiando per l’influenza dei social network. Ora a cambiare devono essere  i manager, per i quali è necessario imparare a relazionarsi con questi nuovi strumenti. I social network professionali dovrebbero passare da moda/passatempo a strumento di lavoro quotidiano, secondo ottiche di lavoro nuove e per certi versi rivoluzionarie. Interessante in questo caso il case history riportato da Francesco Pezzutto (vedi slide pubblicate su Slideshare). Adattare l'organizzazione alla nuova realtà più dinamica diventerà sempre più una competenza richiesta ai manager, che, pertanto, dovranno padroneggiare bene questi strumenti. La gestione del network, insomma, diventerà un fattore strategico (F. Pezzutto)

- interessante la presentazione di un “social network” molto particolare, il progetto Prospera, che mira a mettere in contatto i manager di oggi con i giovani, trasferendo loro competenze ed esperienze. Il progetto è diffuso nel territorio (O. Rigodanza)

- oggi viviamo un nuovo modo di lavorare: non esiste praticamente più il lavoro “stand alone”. Tutti ormai lavorano in team, in rete, condividendo problemi e soluzioni con altre persone. Ecco perché i social network e le “tribù”, con tutte le possibilità di cooperazione e di facile accesso alle informazioni che sono in grado di garantire, hanno un ruolo fondamentale nel lavoro quotidiano di ciascuno (L. Giuratrabocchetta)

- per concludere, il cambiamento aziendale verso un modello di Enterprise 2.0 è già in atto: accogliere questa evoluzione o negarla sarà strategico e determinante per manager ed aziende.

Le presentazioni utilizzate nel corso del seminario sono disponibili sul canale Fondazione CUOA in slideshare.


*Referente Social Media - Fondazione CUOA

 

17/10/2011

Report dei risultati dell’indagine sull’atteggiamento degli utenti verso le pagine aziendali in Facebook

Lorenzo Amadei, Claudia Zarabara *

Cosa vogliono gli utenti dalle pagine aziendali in FacebookE' disponibile il report completo con i risultati dell'indagine "Cosa vogliono gli utenti dalle pagine aziendali in Facebook?", condotta da Fondazione CUOA nei mesi scorsi e di cui avevamo già anticipato alcuni dei dati emersi.

Ricordiamo che alla ricerca, svolta interamente online, hanno risposto 849 persone e rappresenta una delle prime analisi sull'efficacia delle pagine aziendali in Facebook, partendo dal punto del vista dell'utente.

Il report è consultabile qui sotto oppure è scaricabile gratuitamente da Slideshare. An English version of the same report is also freely available for download.


* Social media marketing - Fondazione CUOA




27/09/2011

Benessere e buonumore significano buon lavoro

Sara Da Ros *

Yoga-manager“Quando ci sentiamo bene, lavoriamo al meglio. Uno stato d’animo positivo agisce come un lubrificante sugli ingranaggi mentali, rendendoli più efficienti, migliorando la nostra capacità di comprendere le informazioni e di utilizzare le regole decisionali in nostro possesso per formulare giudizi complessi e rendendo allo stesso tempo più flessibile il nostro pensiero”.

Così afferma Daniel Goleman, insieme a Richard Boyatzis e Annie McKee nel famoso libro “Essere leader”. È da questa affermazione, e da alcune delle caratteristiche attribuite ai leader, che trovo il modo di spiegare quanto i nostri manager siano vicini allo Yoga, millenaria disciplina indiana largamente diffusa in Occidente.

Stare bene è una prerogativa fondamentale per lavorare efficientemente con attenzione, volontà e flessibilità. È la condizione ideale nella quale tutti i manager vorrebbero trovarsi, ma non sempre, e non per tutti, lo è.

Stress, tensione e scarsa concentrazione sono stati d’animo che molto spesso attanagliano le intense giornate di lavoro. Ma il leader che lavora al meglio, quello sopra descritto, non può e non deve farsi travolgere da queste emozioni. Deve, al contrario, essere in grado di prenderne consapevolezza e, quindi, di gestirle conservando così le sue energie fisiche e mentali.

Facile da raccontare. Ma come ci impadroniamo di queste abilità? Oltre alla formazione mirata per lo sviluppo di competenze personali e sociali, ci sono altre forme di crescita ed esperienze che un manager, un professionista e un imprenditore hanno a disposizione e possono opportunamente valutare. Una di queste è l’Hatha Yoga. Questa antica disciplina, tesa al raggiungimento di una maggiore consapevolezza dei processi vitali, fisiologici e, più in generale, del corpo in ogni sua parte, consente alle persone che ricercano equilibrio di recuperare, grazie a un consapevole respiro, energie psico-fisiche per migliorare il proprio stile di vita.

 

* Team Leader Jobleader e Corsi Executive Education

 

22/09/2011

L’innovazione farà la differenza

Roberto Filippini*

Innovazione Tutti noi siamo consapevoli di vivere in tempi difficili. Da tempo si sostiene che la competizione globale richiede nuove capacità tecniche e manageriali nelle aziende. Ma lo scenario che si sta aprendo, accanto alla naturale competizione fra le imprese, aggiunge nuovi elementi di instabilità economica e incertezza di mercato.

A molti la situazione appare mutata improvvisamente, ma non è così. Le aziende e gli operatori che lavorano sui mercati internazionali avevano da tempo avvertito che l’economia stava mutando profondamente.

In molti settori industriali assisteremo a forti processi selettivi fra le imprese. Per sopravvivere e più ancora per svilupparsi, non è sufficiente avere buone competenze tecniche e manageriali nella gestione dell’impresa, ma bisogna avere una marcia in più. Essa consiste principalmente nella “capacità di innovare” su tutti i fronti: prodotto, servizio, velocità di progettazione, produzione e consegna, innovazione nei processi produttivi, che debbono essere sempre più “lean”, nei sistemi logistici, in quelli di vendita e di marketing. Insomma per dirla in modo semplice bisogna cambiare veramente a fondo l’azienda e le persone: innovare a 360 gradi.

Il rischio è che ci si accorga troppo tardi della necessità di innovare, quando cioè gli altri hanno già attivato processi innovativi rilevanti, oppure che si voglia fare tutto in poco tempo, senza in realtà riuscire ad ottenere risultati positivi poiché si mettono in campo troppe iniziative di cambiamento senza riuscire a gestirle.

Per innovare con successo servono competenze e pratiche organizzative diverse da quelle normalmente utilizzate per la gestione corrente e per i miglioramenti incrementali. Ad esempio serve un modo di lavorare “open” con i fornitori, con i clienti, con i portatori di nuove conoscenze (esperti, università, ecc), serve un diverso modo di gestire i processi e i progetti dove le relazioni fra le persone, il lavoro in team, apparentemente meno efficiente della specializzazione, sono ingredienti indispensabili per fare innovazione, e ancora servono nuove competenze nella “gestione del cambiamento” che spesso le piccole e medie aziende non hanno.

La gestione del cambiamento richiede quindi conoscenze e metodi nuovi che possono essere acquisiti attraverso la formazione e l’inserimento in azienda di figure professionali che siano di supporto ai tecnici e ai manager nella individuazione, selezione e implementazione dell’innovazione.

Ecco perché la Fondazione CUOA, sempre attenta alle necessità emergenti nel sistema economico industriale, ha messo a punto un nuovo progetto formativo, il Master in Management dell’Innovazione, che verrà offerto a partire dal prossimo 22 novembre e che costituirà un importante evento formativo per dare alle nostre imprese nuove competenze e nuove figure professionali per affrontare le difficili sfide che ci attendono.

 

* Direttore scientifico del Master in Management dell’Innovazione, Fondazione CUOA
Professore di Gestione aziendale e sviluppo prodotto, Università di Padova

20/07/2011

Utenti Facebook e pagine aziendali: il segreto perché il rapporto funzioni

Lorenzo Amadei, Claudia Zarabara *

Image: tungphoto / FreeDigitalPhotos.net Tra aprile e maggio 2011 come Fondazione CUOA abbiamo condotto un’indagine online per cercare di capire il rapporto tra utenti di Facebook e pagine aziendali.

Come anticipato in un precedente post (Cosa vogliono gli utenti dalle pagine aziendali in Facebook?), su questo tema si trovano analisi e commenti secondo il punto di vista delle aziende (perché essere presenti nei social media e come integrare questi strumenti nella propria strategia di comunicazione e marketing). Molto più difficile è trovare studi e indagini che pongano l’attenzione sul punto di vista dell’utente.

All’indagine hanno risposto 849 persone: alcuni risultati sono anticipati nell’infografica pubblicata qui di seguito, mentre il report completo sarà pubblicato nel prossimo autunno.

In generale, ciò che emerge è che l’utente di Facebook percepisce la presenza delle aziende (o degli enti, dei personaggi pubblici etc.) come qualcosa di normale all’interno del social network, tanto che più di 8 persone su 10 hanno affermato di essere fan di almeno una pagina: un numero di utenti enorme, quindi, cui le aziende possono rivolgersi direttamente e con cui possono instaurare un rapporto e un dialogo diretto.

Con la dovuta attenzione e cura dell’utente, le pagine aziendali in Facebook diventano un potente ed efficace strumento.

L’aspetto cruciale, che emerge dalla nostra ricerca, è rappresentato dalla necessità di una comunicazione corretta, che coinvolga l’utente/fan, che gli riconosca l’importanza di aver associato il proprio nome a quello della pagina, che gli riconosca correttamente ruolo e intelligenza.

L’utente, infatti, non gradisce messaggi troppo o esclusivamente commerciali, mentre cerca/chiede un dialogo trasparente e diretto.

Illuminante, in tal senso, il progetto 2.0 “Nel Mulino che vorrei” (Barilla – presentato in Fondazione CUOA nel maggio 2010), che a titolo di premessa dice: “Questo progetto non parla, ascolta – Questo progetto non dice, fa – Questo progetto non insegna, impara”.

Il valore aggiunto della comunicazione in un ambiente social come Facebook è proprio l’ascolto del cliente, inteso come comunicazione a tutti gli effetti bidirezionale. Ciò che l’utente chiede è di poter esprimere il suo pensiero in un rapporto alla pari con l’azienda o l’ente o il personaggio pubblico di cui è fan: visto dal lato della business page, indipendentemente da chi essa rappresenta, è dunque importante abbandonare l’autoreferenzialità e offrire ascolto al cliente.

Ricordiamo che questa è solo una sintesi dell’indagine, i cui risultati completi saranno divulgati il prossimo autunno. Aggiornamenti sull’indagine saranno pubblicati alla pagina www.facebook.com/cuoaxte


* Social media marketing - Fondazione CUOA

Infografica-utentiFB-ita

02/05/2011

Cosa vogliono gli utenti dalle pagine aziendali in Facebook?

Lorenzo Amadei *

Image: bearvader / FreeDigitalPhotos.net Parlando di aziende e social media, per lo più ci si concentra su perché le aziende devono essere nei social network e sull’atteggiamento che queste devono tenere in un’ottica di marketing.
Quasi mai, invece, si trovano analisi condotte sotto un altro punto di vista, ossia: cosa cercano gli utenti quando consultano le pagine delle aziende nei social network e in Facebook in particolare? Cosa si aspettano, cosa desiderano leggere, cosa “gli piace” leggere nei post delle pagine ufficiali?

…ma soprattutto, viceversa cosa non vogliono leggere? Raramente ci domandiamo perché gli utenti decidono di abbandonare una pagina. Possono esserci casi ecclatanti di cattiva comunicazione 2.0 e conseguente "rivolta" degli utenti, (come nel recente caso "Patrizia Pepe") ma piu' spesso il numero di fan cala in maniera lenta e poco visibile.

Ci sono due spunti in rete su questo tema: una ricerca di Cohn & Wolfe e una ricerca del Nielsen Norman Group.

Riassumiamo i punti principali che emergono da queste due ricerche:

- è opinione diffusa tra i consumatori online che le aziende dovrebbero utilizzare i social media per avere riscontri sui propri prodotti
- la maggior parte degli utenti crede che i brand dovrebbero veicolare promozioni e offerte particolari attraverso i social network
- la voce “intrattenere” è quella meno indicata dai consumatori online come comportamento desiderato da parte delle aziende sui social network
- l’82% degli utenti online si aspetta di ricevere informazioni sulle novità dell’azienda
- le aziende che postano troppo frequentemente danno fastidio perché “riempiono” i wall degli utenti a scapito dei post degli altri amici e contatti, rischiando così che l’utente smetta di seguirle
- allo stesso tempo, però, gli utenti vogliono post “attuali” come per avere l’impressione di “essere i primi a sapere quella cosa” (One user, for example, said the information she received on social networks made her feel like she was “the first to know.” Such feelings give followers a sense of exclusivity)
- gli utenti preferiscono uno stile di comunicazione informale anche nei messaggi aziendali
- account e pagine aziendali creati ma non aggiornati o addirittura “abbandonati” danno l’impressione più negativa. Nielsen Norman li chiama “graveyard sites” – siti cimitero!

Sono già indicazioni importanti, che meritano, a mio avviso, di essere monitorate e "verificate" periodicamente per tenere sotto controllo l'evoluzione dell'atteggiamento dell'utente.
Peraltro le due ricerche sono state condotte su numeri abbastanza limitati di utenti per una precisa scelta metodologica, mentre potrebbe essere interessante cercare conferma delle indicazioni emerse su scala più ampia. A tal proposito la Fondazione CUOA ha lanciato di recente una ricerca online su "cosa vogliono gli utenti dalle aziende in Facebook" per provare a costruire un quadro d'insieme del fenomeno. I risultati saranno poi condivisi sui canali della Fondazione CUOA.

* Lorenzo Amadei, Fondazione CUOA



30/03/2011

Web 2.0, è davvero tutto così facile?

Claudia Zarabara *

Image: jscreationzs / FreeDigitalPhotos.net Nelle presentazioni dedicate alle tematiche del web2.0 e alle strategie di Social Media Marketing ho trovato spesso una scritta molto "americana" e altrettanto chiara. Dice più o meno: "Il web 2.0 è come il sesso per gli adolescenti: tutti ne parlano, pochi lo fanno, e quelli che lo fanno lo potrebbero fare meglio ...".
Effettivamente, benché tutti parlino di Web 2.0 c'è ancora molta confusione. Di cosa si tratta?
Dice Wikipedia: "Col termine Web 2.0 generalmente ci si riferisce ad una seconda generazione di servizi disponibili sul WWW che consentono di collaborare e condividere informazioni online”.

La tecnologia ci mette nella fortunata condizione di poter creare e condividere contenuti senza particolari competenze tecniche ... siamo pronti a farlo? Ossia:

 

  • Sappiamo quali strumenti scegliere in base al target da raggiungere? Facebook non è il social network per eccellenza in tutti i Paesi del mondo (Orkut … VKontakte …)
  • Sappiamo creare i contenuti giusti per lo strumento selezionato? Dire qualcosa di sensato in 140 caratteri (Twitter) è una cosa piuttosto difficoltosa …
  • Sappiamo come gestire una replica pesante su una bacheca pubblica?
  • Sappiamo con che cadenza scrivere? Da una recente ricerca USA (Exact Target) risulta che il 44% di coloro che smettono di seguire un’azienda su Facebook lo fa a causa di un eccessivo posting di messaggi da parte del titolare della pagina.


Queste sono solo alcune delle domande che dobbiamo farci quando decidiamo di investire in una campagna di Social Media Marketing. Ma non basta: quanto investire? Come calcolare il ritorno dell’investimento? Quali risorse coinvolgere? ...

Approcciarsi a queste tematiche richiede competenze, creatività, tempismo e, a mio modesto parere, passione! La tecnologia nel web2.0 non è più una barriera e non richiede particolari investimenti di denaro; l’investimento richiesto è invece di tempo e risorse umane.
Se la tecnologia non è un problema, non significa che sia tutto facile: occorre, ad esempio, conoscere le regole non scritte di questi strumenti, entrare in logiche totalmente diverse da quelle della comunicazione tradizionale e … lanciarsi nella creazione di contenuti interessanti.

Considero illuminante una frase di C. Heuer (guru del Social Media Marketing):
Partecipare è marketing. Se tentate di vendere qualcosa alla community, e questa è la ragione per cui siete qui, questo sarà chiaro a tutti e non otterrete il successo sperato. Se invece partecipate perché volete veramente dare un contributo alla community, perché volete condividere ciò che sapete, perché volete veramente essere a servizio della community e dei suoi membri riuscite a vendere alle persone giuste GRAZIE alla vostra sincerità ed onestà”.

Facile, no? ;-)


* Claudia Zarabara - Docente modulo Web 2.0: il Social Media Marketing di "JobLeader Marketing e Comunicazione"

16/03/2011

L’Amministrazione Pubblica che funziona low cost: esperienze concrete di enti che innovano, preferibilmente spendendo poco

Roberta Gatti *

L’Amministrazione Pubblica che funziona low cost E' questo il titolo del seminario che la Fondazione CUOA ha organizzato all’interno del Master in Gestione integrata nelle Pubbliche Amministrazioni e a cui hanno partecipato come relatori esperti informatici ed esponenti del management pubblico italiano.

Il tema trattato è scottante: lo sforzo d’innovazione richiesto alle PA per migliorare la qualità dei servizi erogati non è mai stato così urgente e pressante ma va di pari passo con la necessità di ridurre drasticamente la propria spesa.

Alla luce delle ultime normative che spingono a fondo sull’acceleratore dell’innovazione degli enti pubblici ma non prevedono risorse aggiuntive, se non addirittura più frequentemente impongono tagli ed economie, per la PA la soluzione non sembra essere “cosa facile”.

In questo contesto, al tavolo dei relatori si succedono racconti di esperienze concrete di enti che, facendo leva sulla propria creatività, esperienza e motivazione sono riusciti ad impostare un processo virtuoso di innovazione che funziona da volano per lo sviluppo di tutto il loro territorio. Qui la convinzione che l’innovazione debba necessariamente passare attraverso imponenti investimenti in tecnologia sembra non trovare consensi. La necessità di adeguarsi alle normative e l’esigenza di creare un rapporto costruttivo e proattivo con i propri cittadini spinge questi manager ad innovare i processi, sperimentare ed inventare nuove soluzioni nel rapporto con gli utenti utilizzando solo gli strumenti messi loro a disposizione. Senza dimenticare o minimizzare le difficoltà e i problemi quotidiani di chi affronta una sfida nuova con la consapevolezza e la convinzione di essere al servizio dei cittadini e della società.

Il convegno chiude con la presentazione dei risultati di un sondaggio realizzato on line dalla Fondazione CUOA sulla propensione al cambiamento e all’innovazione delle amministrazioni alla luce della difficile situazione finanziaria del paese  e che confermano la necessità di seguire la direzione tracciata e proposta dagli presenti.

L’argomento non può considerarsi esaurito ma sicuramente il contributo e gli stimoli suggeriti da questo seminario saranno oggetto di riflessioni all’interno degli enti che si avventurano sulla strada dell’innovazione.


* Roberta Gatti – in collaborazione con la rivista E-Gov

Slideshare Una versione estesa di questo articolo è scaricabile da Slideshare: http://www.slideshare.net/fondazionecuoa/lamministrazione-pubblica-che-funziona-low-cost-esperienze-concrete-di-enti-che-innovano-preferibilmente-spendendo-poco



16/02/2011

Verso l’organizzazione snella: la risposta del Comune di Thiene

Chiara Volpato *

La riduzione degli sprechi, il miglioramento delle prestazioni, lo sviluppo di nuovi modelli organizzativi sono oggi necessità sempre più sentite nel settore delle Pubbliche Amministrazioni, ma è fuor di dubbio che per il superamento delle attuali difficoltà e per recuperare/migliorare l’efficienza, le organizzazioni pubbliche debbono fare un salto culturale, con un elevato contenuto di innovazione nella lettura delle dinamiche e dei proprio processi interni in senso globale.

L’approccio “Lean Thinking” (eliminazione degli sprechi, semplici ma efficaci sistemi di gestione, valorizzazione delle risorse umane, flessibilità, tempestività di risposta), rappresenta una reale soluzione per accrescere la competitività anche delle nostre pubbliche amministrazioni, non solo nel mondo privato dove sembrerebbero dominare logiche diverse.

L’Amministrazione comunale di Thiene è uno dei primi comuni veneti che ha deciso di avviare un processo di miglioramento continuo della propria organizzazione abbracciando la filosofia Lean, consapevole che il progetto, realizzato grazie al supporto dell’Area Pubbliche Amministrazioni e del Lean Enterprise Center della Fondazione CUOA, potrà rappresentare solamente un primo passo per una riflessione seria e concreta sul miglioramento dell’efficienza dell’Ente.

Sono già disponibili i primi risultati relativi ai laboratori di rilettura Lean dei procedimenti “Permesso di costruire” e “Atto Unico” afferenti al Settore Urbanistica ed Edilizia Privata del Comune, con la consapevolezza che, al di là dei primi successi ottenuti, sono necessari elementi più profondi di mutamento culturale da parte di tutto il personale ed un approccio innovativo di intendere sia il proprio lavoro che la propria organizzazione.

Di seguito alcuni dati di sintesi:

TABELLA DI RIEPILOGO
  Prima del laboratorio Lean Target (obbligo di legge) Dopo il laboratorio
N° step del procedimento “Atto Unico” 47   28
Lead Time (tempo di lavorazione) di una pratica “Atto Unico” 101 gg (solari)* < 60 gg (solari) 51 gg (solari) *
Qualità (% di correttezza della pratica al primo passaggio) 11%   30%

*Note

Compresi 30 gg attesa di pareri esterni
 
Compresi 30 gg attesa di pareri esterni


Gli esiti completi dei laboratori Lean realizzati sono illustrati nelle due presentazioni qui di seguito:



Una nota di merito in questa “avventura” va allo spirito con cui l’amministrazione di Thiene ha deciso di affrontare la sfida del miglioramento organizzativo, un entusiasmo contagioso tra tutti i dipendenti e collaboratori del Comune che ha portato tutti a non vedere sempre quello che nelle nostre amministrazioni pubbliche non si può fare o è vietato, ma a cercare quello che è consentito o fattibile con l’impegno e lo sforzo di tutti. Una visione ottimista del miglioramento della PA, quella di Thiene, che vuole vedere il “bicchiere mezzo pieno e non mezzo vuoto”.

* Chiara Volpato
CUOA Innovation - Pubblica Amministrazione - Fondazione CUOA