Pubblica Amministrazione e no-profit

Etica, legalità e obbligo di rendicontazione nelle Pubbliche Amministrazioni

Elena Brandolini *

Image: FreeDigitalPhotos.netNel Rapporto annuale al Parlamento 2009 del SAeT – Servizio Anticorruzione e Trasparenza si afferma che la trasparenza, principio costituzionalizzato all’art. 97 della Carta Fondamentale, è l’antidoto della corruzione, che prevenire è meglio che reprimere, perché costa meno in termini sia economici che sociali, che è necessario connotare la lotta alla corruzione come una cultura da indossare sia sul fronte interno delle Pubbliche Amministrazioni sia sul fronte esterno dell’opinione pubblica. In altri termini: che l’agire pubblico deve essere improntato a principi di etica, di rigore e di legalità.

L’etica (èthos, “carattere”, “comportamento”, “costume”, “consuetudine”) ci permette di assegnare ai comportamenti umani uno status deontico, ovvero distinguerli in: buoni, giusti, o moralmente leciti rispetto ai comportamenti ritenuti cattivi o moralmente inappropriati. Essa pone una cornice di riferimento nonché dei canoni e dei confini entro cui la libertà umana si può estendere ed esprimere. Al dovere di agire secondo etica si affianca il dovere di agire in modo responsabile.

Essere responsabili di qualcosa significa, sostanzialmente, essere chiamati a rispondere di un fatto ed a sopportarne le conseguenze previste dalla legge, divenendo espressione dell’obbligo, gravante su chi ha realizzato un comportamento antigiuridico, di rispondere di fronte all’ordinamento della lesione di regole prestabilite volte a salvaguardare la pacifica convivenza. Al dovere di agire secondo responsabilità si affianca l’obbligo della rendicontazione, ossia di rendere il conto della propria gestione ovvero l’obbligo di dimostrare, anche documentalmente, che nell’azione amministrativa sono stati rispettati non solo i canoni della legalità, ma anche quelli dell’efficienza, dell’efficacia e dell’economicità.

Pertanto, la cura di interessi della collettività comporta l’obbligo della rendicontazione circa il disbrigo della funzione esercitata. Ne consegue che il principio di imparzialità stabilito dall’art. 97 della Costituzione – unito quasi in endiadi con quelli della legalità e del buon andamento dell’azione amministrativa – costituisce un valore essenziale cui deve informarsi, in tutte le sue diverse articolazioni, l’organizzazione dei pubblici uffici.

Da ciò discende la distinzione più profonda tra l’azione del governo che, nelle democrazie parlamentari, è normalmente legata agli interessi di una parte politica, espressione delle forze di maggioranza, e l’azione dell’amministrazione che, nell’attuazione dell’indirizzo politico della maggioranza, è vincolato invece ad agire senza distinzione di parti politiche, al fine del perseguimento delle finalità pubbliche obbiettivate dall’ordinamento e che l’azione del funzionario pubblico deve essere sempre finalizzata (solo ed esclusivamente) alla realizzazione dell’interesse pubblico di propria competenza. In altri termini, l’assunzione o l’esercizio di attività funzionalizzate al perseguimento dell’interesse generale implica l’individuazione di una gamma di doveri ulteriori e più specifici. Può, quindi, affermarsi che le disposizioni contenute nell’art. 54 Cost. sono la matrice e la diretta espressione dei principi di imparzialità e buon andamento di cui all’articolo 97, comma 1, Cost., nonché del rapporto esclusivo di servizio che lega i pubblici impiegati all’interesse pubblico (articolo 98, comma 1, Cost.): il funzionario pubblico deve atteggiarsi, nei rapporti con l’esterno, secondo correttezza e disponibilità e disimpegnare le proprie mansioni con diligenza e in conformità delle leggi; il dovere di fedeltà è funzione del conseguimento degli obiettivi di buona amministrazione, collegato anche con il principio dell’equilibrio e della sana gestione finanziaria proclamato dall’art. 81 Cost., strumentale alla piena realizzazione dell’efficienza dell’azione amministrativa e presupposto del buon andamento.

Detti principi hanno come destinatari tutti coloro cui è imputato l’esercizio di funzioni pubbliche, in particolare le funzioni di amministrazione, siano essi titolari di organi e di uffici in quanto incardinati nell’apparato amministrativo ovvero in quanto eletti negli organi a titolarità politica. Pertanto, uno studio sulla responsabilità di una classe politica può essere affrontato, a livello metodologico, secondo una prospettazione prettamente storico-giuridica oppure considerando il fenomeno da analizzare come parte integrante di un sistema più ampio di cui esso rappresenta la componente centrale, condizionata, però, da tante altre variabili, quali i quadri normativi stabiliti a livello centrale, l’atteggiamento delle forze politiche, l’attribuzione delle risorse finanziarie, le esigenze dell’elettorato, gli interessi pubblici da perseguire e da contemperare con quelli privati con questi confliggenti e così via.

Di questi delicati e fondamentali temi si dibatterà al CUOA il prossimo 7 settembre, nel corso del Seminario gratuito “Le misure per la prevenzione e per la repressione della corruzione nella P.A., il corretto esercizio delle funzioni e la responsabilità degli amministratori locali


* Consigliere della Corte dei Conti, in servizio presso la Sezione Giurisdizionale per il Veneto, docente CUOA