General Management Imprenditorialità e Governance Lean Management

Dal Giappone, la necessità di “buone” aziende

a cura di Rosario Manisera *

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Da anni continuiamo a parlare di Lean production, Lean approach, Lean thinking, rifacendoci a modelli di origine giapponese, in cima a cui collochiamo la Toyota, tornata ad essere la prima azienda automobilistica del mondo. A forza di diete dimagranti per diventare snelli rischiamo, prima o poi, di morire di inedia.
Non ci accorgiamo che anche in Giappone le cose cambiano e cambiano rapidamente. Le aziende, compresa la Toyota, sono alla ricerca, mediante tentativi ed errori, di nuovi modelli manageriali che portino l’impresa a un successo vero e duraturo, senza causare i disastri sociali del recente passato. Si comincia allora a parlare di “buone aziende” – yoi kigyōよい企業 – dove la “bontà” non è vista solo in termini di bravura nell’arricchire gli imprenditori o gli azionisti. La “bontà” arriva ad assumere un contenuto etico per cui l’azienda si riconosce soggetto pubblico che esiste anche per il bene comune: in questo ambito l’azienda può assicurare un successo duraturo per sè e per i propri dipendenti.
È a questi ultimi che le aziende attribuiscono e devono il loro successo o insuccesso. Per questo motivo le “buone” aziende sono quelle che riescono a:
• attirare e mettere insieme “buone” persone
• far crescere e sviluppare “buone” persone
• permettere a queste “buone” persone di esprimere appieno le loro capacità.
Naturalmente le “buone” aziende, così costituite, saranno capaci di generare prodotti e servizi di elevata qualità, che saranno accolti con favore dalle comunità in cui operano e che assicureranno il futuro a se stesse e il benessere alla società. Lo sviluppo dei mezzi di comunicazione sociale, e in particolare di internet, permette oggi di far conosce il proprio modus operandi rapidamente e praticamente senza confini, creando un circolo virtuoso che potrà solo avvantaggiare le “buone” aziende e, di conseguenza, anche la società nel suo insieme.
Un esempio di “buona” azienda, premiata come tale in Giappone il 3 febbraio 2014 con il “Good Company Award”, è la Nishi Seiko (http://www.nishi-seiko.co.jp/) che è convinta che buoni prodotti possono solo provenire da un buon ambiente.
La Nishi Seiko è una PMI metalmeccanica fondata nel 1923 con sede principale a Tokushima nella zona nordorientale dell’isola di Shikoku. È famosa per i suoi locali bellissimi e ben tenuti e mira con la sua politica a creare lo “stabilimento più pulito e bello del mondo”, senza ovviamente dimenticare di soddisfare le esigenze dei clienti. La pulizia, per il suo Presidente Yasuhiro Nishi, serve a creare il clima adatto per la crescita e per il sereno ottimismo dei collaboratori. In un’indagine, su 250 dipendenti, il 97,9% si è dichiarato soddisfatto dell’azienda dove lavora e il top management non lesina fatica e impegno per creare un’atmosfera che appaghi i collaboratori.
Mentre altri produttori dello stesso settore se hanno un profitto extra lo investono subito in impianti produttivi, la Nishi Seiko dà la precedenza al miglioramento dell’ambiente per dare energia e vitalità ai dipendenti. Gli edifici, costruiti 7 anni fa, sono allegri e pieni di luce, e la mensa, molto spaziosa, è il più bel locale di tutta l’azienda, perché si ritiene che il tempo del pasto sia il momento più importante per i lavoratori. Una frase che il Presidente ripete spesso è: “Un ambiente pulito e luminoso genera profitto”. E i fatti sembrano dargli ragione, perché l’azienda ha un margine di profitto corrente costantemente a due cifre.
Di questo parere è anche il sensei Hidesaburō Kagiyama, famoso per la sua gestione aziendale basata principalmente sulla “pulizia”, che avremo nostro ospite in Italia nel maggio 2014. È fondatore di Yellow Hat, una “buona” impresa, a cui ha dato inizio andando a vendere accessori per auto in bicicletta e che ora fattura annualmente oltre un miliardo di euro. La sua testimonianza (cfr. box) rivela come un’azienda ideale è una “buona azienda”, che rende felici i propri dipendenti e offre il proprio contributo alla società e per questo è anche profittevole. È tale genere di aziende, a cui gli imprenditori giapponesi più accorti e onesti cominciano a guardare con interesse, che noi andiamo di frequente a visitare con i nostri Japan Kaizen Tour

L’azienda ideale
Un’azienda che crea guai alla società, procura disagi alla popolazione e suscita disapprovazione tra la gente non dovrebbe proprio esistere.
Io vorrei che le aziende fossero motivo di compiacimento per la gente e di orgoglio per i loro dipendenti. La mia posizione nei confronti della gestione delle aziende è sempre stata questa.
Per un’azienda, naturalmente, è importante incrementare le vendite e i profitti. Più importante ancora, però, è la crescita umana dei suoi collaboratori. Fatturato e profitto possono essere incrementati in qualche modo anche in poco tempo, ma far crescere e formare i propri collaboratori richiede pazienza e tempi lunghi.
Personalmente ritengo che, anche quando vendite e profitti non aumentano, la precedenza vada data comunque agli sforzi per la crescita umana dei dipendenti aziendali.
L’ideale è creare delle aziende dove il fatturato può essere incrementato mediante collaboratori sereni e soddisfatti e dove si hanno risultati eccellenti senza mentire e senza turlupinare la clientela.
Non bisogna assolutamente creare aziende che costringono a competizioni assurde per raggiungere gli obiettivi di fatturato, persino con il rischio di sbagliare. Anche se fuori l’azienda c’è una società ferocemente competitiva, all’interno ci dovrebbe essere sempre una coesistenza serena e pacifica.
Un’azienda siffatta è la mia azienda ideale.
H. Kagiyama

* Presidente Associazione Culturale Fuji