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Chi non innova, muore.

di Francesca Pedrazza Gorlero* 

È sempre più vero, il mondo corre e cambia rapidamente.
È così per qualunque settore, anche per i più tradizionali e legati al territorio, che puntano proprio su cultura, storia e tipicità.
Vale anche per il vino, eccellenza italiana oggi impegnata a far fronte alla concorrenza delle produzioni provenienti da Paesi un tempo estranei al fenomeno, in cui le economie di scala hanno consentito investimenti rilevanti in innovazione, a 360 gradi.

“Gli interventi possono e debbono essere mirati al miglioramento di ogni aspetto – spiega Franco Bocchini, Ingegnere, Business Angel, Innovation Mentor ed EU Project Evaluator e docente dell’Executive Master in Wine Business del CUOA – e non solo nell’ambito commerciale, sul quale più si concentrano le novità. Si deve rinunciare all’antica convinzione che sia sufficiente l’offerta di un’elevata qualità ottenuta con pratiche che incidono pesantemente sul costo e, di riflesso, sul prezzo. In particolare per sfruttare l’ampliamento del mercato globale, in competizione con i grandi produttori del “nuovo mondo”, occorre trovare strumenti che consentano di ridurre sprechi e perciò costi, senza penalizzare le caratteristiche vincenti, continuando a offrire e comunicare efficacemente unicità e diversità anche in modo non convenzionale”.

Esistono molti esempi di start up nel mondo vino, alcune estremamente interessanti; molte si occupano di soluzioni e-commerce o di innovazioni tecnologiche – nuove botti, nuovi tappi … – ma altre spaziano dal mondo dell’enoturismo e della blockchain, alla possibilità di creare il proprio vino, a partire dalla scelta del terroir fino alla composizione della propria etichetta.
Siamo sulla buona strada, il mondo del vino è in grande fermento, vive l’entusiasmo delle sue enormi potenzialità, ma non basta.

“Appare un controsenso – continua l’Ing. Bocchini – dire che chi non innova muore, anche in un ambito che ha nella tradizione e nella memoria i suoi punti di forza, ma è così, perché non potremmo reggere altrimenti la concorrenza del Nuovo Mondo”

Che cosa significa, allora, innovare?
Essere disponibili a mettere in discussione ogni aspetto della propria attività, diretto e indiretto, non pianificando di cambiare per partito preso, ma accettando l’idea che su qualunque cosa sia possibile migliorare, valutando ed eventualmente valorizzando le idee che provengano – ad esempio – da team di start-up focalizzate sul trasferimento di tecnologie e/o modalità di lavoro da altri settori, così come legate alla ricerca nel mondo accademico.
Lo scoglio maggiore da superare è la mancanza di cultura d’impresa.
Come è opportuno muoversi per conseguire un’adeguata mentalità, soprattutto a cura delle attuali generazioni di produttori per natura più aperte al futuro rispetto a padri e nonni?
Sembra scontato dirlo, eppure acquisire l’esperienza altrui, imparando dai successi, ma soprattutto dagli errori, rimane il metodo principe, una volta che siano divenuti di comune utilizzo gli strumenti di analisi disponibili.
Questo, dev’essere lo scopo di un ormai indispensabile percorso di formazione, fortemente centrato sull’importanza dell’innovazione, fino ad oggi non disponibile e che qui prende il via al fine di essere il punto di riferimento per il settore vitivinicolo di domani, vincente nel mondo e nel mercato che cambiano e richiedono nuovi approcci.

*Team di Progetto Executive Master in Wine Business