Innovazione

Cloud Computing: una rivoluzione che avvicina “piccoli” e “grandi”

Giorgio Betti *

Cloud ComputingQuando un’impresa matura la decisione di analizzare e ripensare l’architettura dei propri processi organizzativi e di business, è importante essere consapevoli e informati delle grandi opportunità di semplificazione e risparmio offerte dalle tecnologie IT più recenti e in particolare da quelle basate sui modelli cosiddetti as a Service, letteralmente “come Servizio” e sul paradigma del “Cloud Computing”.

Si tratta, in buona sostanza, di accedere a risorse e applicazioni informatiche senza dover affrontare alcun investimento ma pagando un canone periodico, tipicamente mensile oppure annuale. Questo approccio all’informatica, se da un lato ha evidenti vantaggi di tipo finanziario e economico, dall’altro può consentire all’impresa di beneficiare di tipologie e livelli di servizio che in passato erano riservati esclusivamente alle realtà di grande dimensione, dotate di importanti budget per l’IT e di manager e personale specializzato.

L’offerta di informatica “as a Service” di per sé non è recentissima; infatti già da diversi anni rivenditori e software-house propongono alle aziende di “ospitare” dati e applicazioni presso le loro sedi mettendo a disposizione le risorse hardware presso le quali “far girare” i programmi software del cliente. Se questa modalità ha permesso di delegare all’esterno alcuni oneri legati ad aspetti organizzativi e di competenze informatiche, in realtà normalmente non ha comportato né risparmi, né un significativo aumento della solidità e della affidabilità dei servizi software e questo per il semplice fatto che non esistono economie di scala presso il rivenditore o il piccolo-medio provider (soggetti a loro volta a pesanti investimenti e costi di personale per attrezzare e gestire la propria struttura), né questi sono oggettivamente in grado di garantire “prestazioni” da grande impresa.

Come sta cambiando lo scenario? Quali sono i fattori tecnologici principali che oggi possono consentire a una PMI di accedere ad una informatica “as a Service” di primissimo livello? Come fare per essere aggiornati e guidati attraverso le nuove opportunità? Ecco le parole chiave utili per rispondere a queste domande:

  • Internet, inteso sia come rete fisica d’interconnessione globale per l’invio di dati, sia come modello di accesso, condivisione e scambio di informazioni (l’Agenda Digitale della Commissione Europea ha indicato come obiettivo il 2013 per garantire i 2 Megabyte/sec a tutti i cittadini europei),
  • Mega Data Center di nuova generazione, rappresentati da grandissimi centri dove si concentrano migliaia di server; sono gestiti da primarie corporates nazionali o multinazionali con capaci di investire centinaia di milioni di euro,
  • ISV (Independent Software Vendor), produttori di software fortemente specializzati, che sviluppano applicazioni altamente affidabili, costantemente aggiornate e predisposte per l’integrazione con altri programmi,
  • IT Manager (ma non solo) in grado di comprendere l’azienda e il suo business, individuare i processi chiave e “mapparli” sull’offerta dei servizi informatici disponibili con una visione strategica delle scelte e non meramente operativa e a compartimenti stagni. Ecco che s’intuisce come sia importante affidare a nuovi profili professionale la (ri)progettazione del sistema informativo.

Quello che però è accaduto negli ultimi anni e che sta letteralmente “esplodendo”, è che sempre più importanti ISV produttori di software rendono disponibili applicazioni SaaS professionali dedicate alla gestione dei processi aziendali, tanto che da qualche tempo si parla e si legge ovunque della rivoluzione del Cloud Computing, l’informatica della “nuvola” (in inglese Cloud) cioè l’informatica al tempo di Internet. Giganti internazionali dell’IT hanno investito pesantemente nelle applicazioni Cloud e hanno nel loro portafoglio proposte molto interessanti ma esistono anche diversi altri ISV meno famosi che, specializzati in settori applicativi particolari, offrono soluzioni verticali in modalità SaaS molto valide.

Così, con costi che vanno da qualche euro a poche decine di euro al mese per utente, l’impresa può accedere ad applicazioni software di primissimo livello; le stesse funzionalità e la stessa qualità sono disponibili alla piccola realtà artigianale fatta da meno di dieci persone piuttosto che alla grande multinazionale con sedi in tutto il mondo.

Il Cloud Computing, per questo motivo ma anche per altre similitudini, è spesso paragonato alla rivoluzione portata dall’energia elettrica che agli inizi del secolo scorso era ancora prodotta in modo autonomo dalle singole fabbriche. La nascita delle grandi centrali elettriche e lo sviluppo delle reti di distribuzione dell’energia, consentirono di ottimizzare e rendere più efficiente la produzione, di abbattere i costi e di portare l’elettricità anche presso le piccole realtà che non avrebbero potuto permettersi un proprio sistema di generazione. Le opportunità pertanto sono molte e continuano ad aumentare secondo un trend ormai chiaro, quello di un’informatica più semplice e leggera, che ha portato a coniare il nuovo termine “consumerizzazione” delle applicazioni a rinforzare l’analogia con il “consumo” di altri servizi come il gas o la telefonia; per coglierle è indispensabile che l’imprenditore prenda coscienza dell’esistenza di un nuovo paradigma e che si affidi a professionisti aperti e aggiornati che lo accompagnino nel percorso d’innovazione e cambiamento, ingredienti indispensabili per il superamento della crisi e lo sviluppo.

* Giorgio Betti, Presidente dell’Associazione EuroCloud Italia www.eurocloud.it

1 Commento

  • Il “Cloud Computing” è sicuramente una innovazione importante anche se forse, a mio avviso, paragonarla alla distribuzione “centralizzata” dell’energia elettrica mi sembra un po’ eccessivo. Almeno per il momento. Dopo alcuni decenni passati nel mondo dell’informatica in una delle più grandi aziende ICT mondiali, credo ci siano due elementi importanti da considerare: 1) Convincere l’imprenditore che avere i dati aziendali “fuori casa” non vuol dire porli a rischio visione da parte di “tutti”… (credetemi, non è così facile come sembra, forse questo è il vero punto cruciale). 2) Fornire delle guidelines per la scelta del servizio e del partner al fine di evitare il rischio che la “Cloud” possa trasformarsi “Rain”…. Buon lavoro.