Business School Management

MBA CUOA: una sfida formativa per la donna di oggi

a cura di Alessandra Taccon*

alessandra taccon

Decidere di fare un MBA part time quando si lavora è sempre una scelta ardua. Si devono rimettere in discussione priorità, tempi, obiettivi. Si deve uscire dalla propria “area di comfort” per sperimentare se stessi in una nuova, sfidante avventura.

Se poi sei una donna, con marito e figli, la decisione viene spesso rimandata o scoraggiata in nome del sacro impegno familiare. Fortunatamente, quando ho deciso di fare il Master CUOA la mia famiglia mi ha subito appoggiata con grande entusiasmo e con concreta collaborazione e di questo sono particolarmente orgogliosa.

Da donna e da giovane madre, ho intensamente voluto l’esperienza dell’MBA, che ho apprezzato in modo pieno, con la giusta dose di saggezza e maturità individuale e professionale. Ho voluto intraprendere questo cammino, pur cosciente della difficoltà intrinseca, per aprire una nuova fase della mia vita lavorativa e personale; sentivo che, pur avendo raggiunto soddisfacenti risultati come direttore commerciale (viaggiavo in tutto il mondo e negoziavo con grandi aziende internazionali e multinazionali), volevo espandere l’orizzonte del pensiero e affinare il mio modo di fare strategia anche su me stessa.

Il Master è un viaggio che potremmo paragonare ad un “Grand Tour” in formato moderno. Prima di tutto è il viaggio in sé che arricchisce. E la grande comunità CUOA, nonché i compagni in aula sono stati per me una fonte preziosa e straordinaria di interscambio di idee e di relazioni.

Certamente, il desiderio di approfondire le competenze manageriali era stato il punto di partenza per attuare la decisione. L’occasione mi appariva perfetta, avrei potuto espandere contenuti e conoscenze a 360° spaziando dalla finanza al bilancio, al controllo di gestione, al Lean management, passando attraverso materie più creative come il marketing o la comunicazione.

Tuttavia, dal primo momento trascorso nelle aule CUOA, ho realizzato che le competenze erano lo “strumento” e non l’obiettivo del mio percorso. Tramite l’apprendimento trasversale – un MBA affronta tante discipline in modo orizzontale e non verticale – volevo affinare le cosiddette “soft skills”, cioè quelle qualità manageriali che distinguono un bravo o eccellente manager; lavorando in azienda in continuo contatto con il team interno ed esterno (filiali e clientela), toccavo ogni giorno con mano l’esigenza pressante di gestire sempre meglio il mio tempo, di avere una visione sistemica del mio lavoro, di essere proattiva nelle relazioni, di essere un leader carismatico nel mio gruppo, nonché di costruire soluzioni per l’organizzazione.

Se mi si chiede, dunque, quale sia stata la spinta propulsiva per assumere la decisione di fare l’MBA, sintetizzo con il concetto di ”avere una visione”. Uno dei docenti del Master mi ha spiegato che la visione si può tradurre efficacemente con la frase “vediamo un mondo in cui…”. Personalmente ho visto un mondo in cui non è più sufficiente essere un bravo manager, ma servono attributi più distintivi, carattere e grande capacità di disegnare strategie ed alleanze  innovative. Come dicono gli americani, bisogna essere un “grounded dreamer”. E l’MBA mi ha offerto le basi per essere un sognatore con i piedi per terra.

Ma come si riesce a conciliare l’impegno formativo e associativo di un MBA con gli impegni familiari? Non vi è una ricetta preconfezionata, ma un percorso da condividere; servono determinazione, voglia di riuscita e tanto teamwork dentro la  famiglia, anche quella allargata.

Coordinare e distribuire i compiti diventa un’esperienza, che è straordinaria palestra di vita. Il segreto è la valorizzazione delle risorse e delle persone disponibili. Se sei impegnata nel lavoro e/o nello studio in modo così intensivo (questo vale chiaramente anche per gli uomini), devi essere cosciente dei punti di debolezza di tale contingenza e sviluppare possibili soluzioni integrate, facendo leva sul supporto e i contributi di tempo e disponibilità di marito, genitori, nonni, babysitter. Garantisco che funziona a condizione che, come già sottolineato, l’obiettivo sia condiviso con tutta la famiglia, dato che sforzi e sacrifici, non lo nascondo, sono davvero notevoli.

All’estero, molte più donne ricoprono ruoli manageriali. Sono spesso negli Stati Uniti per lavoro e mi capita regolarmente di  incontrare donne che hanno assunto posizioni di vertice in importanti aziende multinazionali, con fatturati traducibili in “billions”. Vi è oramai una normalità in tutto questo. L’integrazione tra professione e famiglia è molto più avanzata. E le donne, coscienti dello sforzo necessario ad essere madri e professioniste al tempo stesso, hanno imparato a fare di necessità virtù e a gestire meglio il loro tempo, focalizzando le priorità ed attuando un maggiore grado di delega verso i collaboratori. Anche da questo traggo spunto ed ispirazione nel mio percorso di crescita individuale e professionale; ed in questo senso l’MBA è stato una valida palestra in quanto ha promosso un’apertura internazionale, specie con l’Università americana di Michigan Dearborn, che permette un continuo scambio di esperienze e modelli operativi.

Ecco dunque che il sacrificio e la fatica che accompagnano la scelta di intraprendere il moderno “Grand Tour” – il percorso dell’MBA appunto – diventano non solo importante occasione di conoscenza specialistica, ma soprattutto patrimonio di relazioni, metodo ed esperienze irripetibili. Questo il bagaglio che porto con me ogni giorno quando entro in ufficio: la capacità di ascoltare il gruppo, di creare motivazione e tendere al miglioramento continuo, la determinazione nel perseguire un obiettivo sfidante, la volontà di portare in azienda un costante contributo di idee per disegnare un percorso di successo e di crescita.

Ringrazio Fondazione CUOA per avermi invitata a questo intervento che, mi auguro, possa illuminare ed offrire qualche spunto di riflessione a tante donne che, pur desiderose di intraprendere un Master, hanno accantonato il loro sogno. Io sono orgogliosa di non averlo fatto e di essere oggi Alumna CUOA.

* Director of Sales and Business Development, Taplast S.p.A., MBA part time International Program 4ª edizione (2010-2011)