Finanza

Il CFO e l’accesso al credito. Intervista a Marco Doria, Group CFO presso Corvallis Holding S.p.A.

Quali sono le sfide del CFO nella comunicazione e nella trasparenza finanziaria con le banche?

Il ruolo del CFO sta conoscendo una fase di profonda evoluzione e si sta rivelando quale figura di supporto ai processi decisionali e strategici dell’azienda.
Il suo ruolo in particolare è divenuto ancora più importante in questi ultimi anni, anche alla luce dei recenti avvenimenti che hanno interessato il sistema bancario del nostro Paese.
Il CFO ancor più che in passato è diventato figura di riferimento nei processi interlocutori con i gestori ed i responsabili corporate degli istituti di credito con i quali l’azienda opera.
In questo senso il rapporto di reciproca conoscenza è andato approfondendosi grazie anche all’esigenza manifestata dal sistema bancario di una sempre maggiore trasparenza informativa da parte delle aziende. Ecco allora che il CFO, accanto al board, svolge un ruolo cruciale: cioè quello di saper costruire, rappresentare, comunicare e condividere un adeguato set informativo di dati di natura economico-finanziaria e gestionale tale da consentire alla banca di poter acquisire periodicamente i necessari aggiornamenti quali-quantitativi, che poi permetteranno ai gestori di poter evidenziare nelle loro relazioni la reale situazione dell’azienda evitando eventuali ingiuste penalizzazioni della stessa a volte possibili allorché il rapporto banca-impresa rimanga limitato ai soli processi automatici di valutazione del merito creditizio.

Quali sono le possibili alternative al credito bancario?

Le possibili alternative al credito bancario sono rappresentate, ad esempio, dai minibond (che sono strumenti finanziari a medio-lungo termine la cui emissione è stata resa più accessibile alle società non quotate in borsa grazie ad una serie di provvedimenti e disposizioni che si sono succeduti nel triennio 2012-2014).
I P2P lending, ovvero quella rete tramite la quale vengono messi in relazione soggetti interessati a prestare denaro con altri (non solo individui, ma anche aziende) meritevoli che necessitano di risorse finanziarie: una sorta di ritorno alle origini del sistema creditizio, prima della grande finanziarizzazione e della complessità che ne è derivata.
La tecnologia e il web consentono di trasportare online l’intera catena di montaggio dell’erogazione di un prestito: l’incontro tra domanda e offerta avviene sul web (piattaforme digitali dette marketplace, che svolgono una importante funzione di intermediazione) attraverso l’intervento di un operatore professionale.
Oggi il direct lending rappresenta una interessante modalità per trasferire risorse finanziarie direttamente all’economia reale, così come i Piani Individuali di Risparmio introdotti dalla Legge di Bilancio 2017. Un PIR è un contenitore composto da diversi strumenti finanziari prevalentemente di equity e debito diretti alle imprese (deve essere investito per almeno il 70% in titoli, quotati o non, azioni o obbligazioni, quotate o non, con stabile organizzazione in Italia): attualmente l’impatto dei PIR sull’economia del nostro Paese è limitato dalla tipologia di strumenti che possono essere ammessi in base alla normativa in vigore. Le PMI italiane infatti tipicamente si finanziano tramite forme differenti di debito: sarebbe quindi auspicabile allargare quanto più possibile la tipologia di strumenti finanziari ammessi ai PIR per attingere maggiormente al serbatoio di liquidità delle famiglie.


Come il CFO può essere motore di questi cambiamenti?

Oggi la sequenza temporale in cui si susseguono passato-presente-futuro si consuma nello spazio di pochi mesi: tale è la rapidità con la quale nascono e si sviluppano le trasformazioni dei processi e dei prodotti cui assistiamo.
Il CFO è quindi chiamato a svolgere un ruolo di protagonista del cambiamento incrementando ed ampliando nel contempo le proprie competenze, che lo stanno conducendo ad estendere la propria influenza ben oltre i meri confini della funzione Finance.
Il CFO non può più limitarsi al ruolo di “interprete” dei dati qualitativi: deve diventare colui che più di chiunque altro all’interno dell’azienda sa fare “sintesi” dei numeri, così da consentire loro, per così dire, di “vedere cosa c’è dietro l’angolo del business” (migliorando così le tecniche di analytics per migliorare, conseguentemente, i processi di pianificazione).
Il CFO quindi assume via via un ruolo più “inter-funzionale”, collaborando con gli altri dirigenti per estendere il proprio campo d’azione alla promozione di una trasformazione più ampia del modello operativo adottato nell’azienda nel suo complesso.