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La parola è il motore dell’impresa

di Alessandro Zaltron*

La parola è ciò che distingue l’uomo da qualsiasi altra creatura sul pianeta. Di un cane espressivo si dice che gli manca solo la parola, e magari sarà anche vero che comunica; ma di sicuro non parla.

Essere l’elemento che ci umanizza basterebbe a rendere fondante la parola, anche a non volerla considerare divina – “In principio era il Verbo, tutto è stato fatto per mezzo di lui”. A dirla tutta, la parola è il veicolo della relazione, ciò che porta a compimento la nostra natura di “animali sociali” e talvolta socievoli.

La parola scritta, poi, ci ha reso civili. Quando è stata inventata, dai Sumeri, 3.500 anni prima di Cristo, la scrittura ha cambiato la nostra vita: si è passati allora dalla preistoria alla storia perché i popoli hanno potuto lasciare una “narrazione” dei propri atti e del proprio pensiero.

La scrittura è nata per favorire i commerci, perché gli scribi avevano la necessità di contare le merci nei magazzini. Pensate, scrittura ed economia vanno a braccetto fin dalla nascita! Nel corso del tempo, oltre a trasmettere informazioni, l’uomo scrivendo ha suscitato stati emotivi, cercato la verità, affidato segreti. Ha creato la letteratura e la poesia.

In ambito professionale, la scrittura è sempre stata centrale: dagli atti notarili che attestano la nascita delle aziende ai contratti che trasferiscono beni e patrimoni, agli accordi di approvvigionamento, scambio, fornitura. L’evoluzione tecnologica degli ultimi vent’anni ha accentuato il ruolo della scrittura favorendo il moltiplicarsi delle parole, base della comunicazione divenuta globale, istantanea e interattiva: i mercati sono conversazioni. Le avvisaglie portate dalla posta elettronica si sono consolidate all’avvento dei social network: è nata una nuova era, governata dalla parola digitale. La quantità di scritti – lasciamo stare la qualità, per il momento – è aumentata a dismisura, scrive un numero enormemente superiore di persone, la comunicazione si diffonde in forma virale.

Saper usare le parole, sia scritte che pronunciate (pensate ai video e ai discorsi in pubblico), diventa perciò fondamentale: per sfruttare in maniera appropriata tutti i canali e le situazioni disponibili, perché molte persone ci leggeranno e ascolteranno, perché, in mezzo a tutti i soggetti (aziende comprese) che parlano, si confrontano e urlano, la parola diventa un elemento distintivo, un fattore di brand. Esattamente come un brevetto, l’immagine vincente o una storia avvincente, il modo in cui parliamo e scriviamo può differenziarci, raccontare chi siamo, evidenziare i nostri valori.

Ti ascolto (e ti riconosco) a patto che tu parli bene.

Cosa vuol dire “bene”? Vuol dire usare parole:

  • chiare: che non lascino dubbi né spazi ai fraintendimenti e al non detto
  • sintetiche: poche, dritte al punto, assertive
  • accattivanti: che invitino all’ascolto, alla lettura e alla reazione positiva
  • gentili: che mettano a proprio agio l’interlocutore creando empatia.

Vi pare poco?

Per questo vale la pena approfondire il tema e, perché no, studiarlo. Francesca Gazzola e io dedichiamo la maggior parte del nostro tempo alle parole e se vi fa piacere condivideremo con voi un po’ di quello che abbiamo imparato in molti anni. Al CUOA, venerdì 15 e sabato 16 settembre 2017. Ah, il corso si chiama “Scritto&Parlato”. Cosa ci proponiamo? Di aiutarvi a migliorare le relazioni in azienda e a lavorare meglio, cioè con maggiore efficacia e minori perdite di tempo. Grazie alle parole. Anzi, scusate se ne ho usate troppe, la scrittura mi prende sempre… la mano.

*Docente CUOA Business School, Corso Scritto & Parlato