ImpresealCUOA n. 39 del 12 febbraio 2018 La community MBA Imprenditori CUOA

Un arcobaleno di espressioni: l’arte di cogliere l’attimo

ImpresealCUOA, 12 febbraio 2018

A cura di Chiara Dal Zotto*

Per Massimo Greggio, managing director di USI Italia (Verona) e Alumnus MBA Imprenditori 11 (2016-2018), il lavoro imprenditoriale non impedisce di coltivare la fotografia, una passione che risale all’età della fanciullezza. Gli abbiamo chiesto di raccontarci come è nata, come si è sviluppata questa passione e di parlarci delle sue foto.


Quando è nata la passione per la fotografia?

La mia passione per la fotografia ha origini molto lontane. Ricordo ancora quando a otto anni il mio vicino di casa, persona anziana, durante lo sgombero della sua cantina trovò tra vari ricordi di una vita una vecchia macchina fotografica a soffietto dei primi del ‘900, e me la regalò. Conservo ancora quella macchina e quello fu probabilmente il mio primo contatto con il mondo della fotografia. Poi, convinsi mio padre ad acquistare una reflex, una Minolta XG9, e quella diventò la mia prima macchina fotografica.
A 13 anni, mi feci regalare l’ingranditore, e in un angolo della lavanderia di casa realizzai la camera oscura dove sviluppare le fotografie in bianco e nero.
Quando potevo, viaggiavo sempre con la macchina fotografica al collo: le gite scolastiche, i viaggi, e le vacanze. L’adolescenza e gli studi universitari mi allontanarono un po’ dalla fotografia. Poi, verso la fine degli anni ’90, con l’avvento delle prime fotocamere digitali, questa passione tornò con prepotenza fino ad arrivare ad oggi.

Quali sono i soggetti che fotografi e perché?

La libertà di fotografare ciò che mi colpisce e spesso l’assenza di un committente mi ha permesso di spaziare tra più tipologie di soggetti, ma quelli che prediligo maggiormente sono la ritrattistica, in particolare di bambini, e i grandi centri urbani, in movimento, come le grandi metropoli.
Sono padre di quattro figli, e anche questo ha contribuito ad appassionarmi alla ritrattistica. Trovo che i bambini incarnino il senso di futuro, di crescita, di curiosità. E poi sono buffi, si lasciano scappare un arcobaleno di espressioni con libertà e ingenuità che è impossibile ritrovare in una persona adulta. Il risultato è sempre stupefacente.
Ammetto che spesso lavorare con loro non è semplicissimo: ti impegnano molto e l’ambiente di uno studio fotografico non agevola, ma poi alla fine quando trovi la chiave giusta per far breccia in loro, il risultato è sempre appagante.
Velocità e dinamismo, tipiche delle grandi metropoli, sono elementi che mi hanno sempre affascinato, e credo siano alla base della mia passione verso questo altro tipo di fotografia: i grandi centri urbani. Gli scatti con i soggetti in movimento, l’effetto talvolta mosso, ricordano il senso del tempo, che corre veloce. Questi scatti rappresentano il tentativo di congelare l’istante, sebbene il tempo non si possa fermare.

L’arte fotografica insegna qualche cosa all’agire imprenditoriale?

Assolutamente sì, senza se e senza ma.
L’arte fotografica e l’imprenditorialità seppur così apparentemente lontane, hanno, a mio vedere due elementi comuni: il continuo apprendimento e la sperimentazione. Il mondo della fotografia si è evoluto passando dalle macchine con soffietto, alle reflex con rullino, alle macchine digitali, per arrivare ad oggi, dove anche la post produzione digitale è ormai parte integrante della fotografia. Un bravo fotografo deve studiare sempre e poi deve sperimentare, provare le nuove tecniche. Analogamente un bravo imprenditore deve studiare, deve apprendere, e poi deve avere il coraggio di mettere in pratica ciò che ha appreso, anche rischiando. La società di oggi corre e cambia molto velocemente e lo stesso deve essere per l’agire imprenditoriale. Io dedico sempre del tempo per informarmi sull’evoluzione della fotografia, leggo, seguo le community, e quello che fa tendenza nel digitale. Come imprenditore faccio lo stesso, e a 46 anni, consapevole della necessità del continuo apprendimento, ho deciso di tornare sui banchi di scuola, per seguire il Master in Business Administration per Imprenditori di CUOA Business School.

Quali sono le foto a cui sei più affezionato o che meglio esprimono il tuo estro?

Te ne propongo un paio.
La prima riguarda la ritrattistica e si intitola Il futuro può attendere

Il futuro può attendere ©massimogreggio

Sono molto affezionato a questa foto per il senso di serenità che infonde. L’ho volutamente battezzata Il futuro può attendere, in quanto le poche settimane di vita di questo neonato, adagiato sulla mano della mamma che lo ha protetto per oltre nove mesi, sono una richiesta di tempo: lasciami ancora qualche giorno per iniziare il mio futuro.
Tecnicamente la realizzazione di questo scatto è stata molto impegnativa, sia per la messa a punto del set, delle luci, e la sfida è stata quella di riuscire a costruire una foto e contemporaneamente a coglierne l’anima.

La seconda, invece, mette insieme la mia passione per le grandi aree urbane e per la fotografia di bambini. Si intitola Manhattan skate.

Manhattan Skate ©massimogreggio

Una grande metropoli come New York, il ragazzino con lo skate, la gente che freneticamente cammina, i taxi che sfrecciano e i grandi grattaceli che si spingono alti nel cielo: in questa foto ci sono tutti gli elementi spesso ricorrenti nella mia fotografia.
In questo tipo di foto, non c’è spazio per la preparazione, devi avere la macchina settata nel modo corretto e cogliere l’attimo, devi essere veloce, in poche frazioni di secondo devi avere già nella mente la composizione, e poi scattare. Qui la seconda possibilità non è concessa.

*Area Imprenditorialità CUOA Business School

FOTO: “Time square” ©massimogreggio