Imprenditorialità e Governance

Gestisci i fornitori coerentemente con il tuo business model sostenibile?

di Andrea Lion*

Qualche mese fa in un precedente articolo pubblicato su questo stesso spazio ci si chiedeva se per essere sostenibili fosse necessario cambiare i propri fornitori.
Certamente si può sostenere che nel percorso verso la sostenibilità, una volta cambiato l’approccio aziendale interno e guardando all’esterno, o i fornitori cambiano o si cambiano i fornitori. In altri termini, nel ripensarsi in ottica di sostenibilità è necessario portare avanti un lavoro condiviso e si potrebbe dire “democratico”, dove tutti i livelli della catena di fornitura concorrono in egual modo al raggiungimento dell’obiettivo finale di un business più sostenibile.

Oggi più che mai le aziende sono chiamate a ripensare la configurazione dei propri business al fine di adattarli alle sfide della sostenibilità.
La formalizzazione del proprio business model permette di procedere ad un oggettivo e strutturato ricongiungimento tra le attività operative quotidiane e la strategia aziendale definita dai top manager con ottica di lungo periodo.

Un business model è definito da tre elementi principali: la value proposition (ovvero l’offerta di prodotti e servizi per generare valore economico e/o sociale e/o ambientale), la creazione e la trasmissione del valore (attività chiave, risorse, canali, partner, tecnologia per creare e fornire il valore) e l’acquisizione del valore (come guadagnare ricavi dalla fornitura di beni, servizi o informazioni).

Una delle classificazioni più quotate identifica diversi modelli possibili: massimizzare l’efficienza nell’utilizzo delle risorse produttive ed energetiche, implementare appieno il principio di economia circolare, creando valore da ciò che fino ad oggi abbiamo chiamato scarto, implementare nuovi processi più sostenibili e naturali, produrre beni con vita a lungo termine, vendere servizi anziché beni, riconfigurare il business in ottica di utilità ambientale/sociale. Non esiste una soluzione ottimale, ma ciascun approccio è caratterizzato da un differente modo di proporre, creare e sfruttare il valore proposto in chiave sostenibile.

Grazie al coinvolgimento di diverse realtà venete inserite all’interno del progetto “Economia Circolare – Senso etico ambientale ed industriale del prodotto e del riciclo” Codice 79-1-948-2016 – POR FSE 2014-2020 DGR 948/2016 orgogliosamente portato avanti dal CUOA, è stato possibile identificare alcune peculiarità di tali modelli in termini di gestione della catena di fornitura.
Approcci più semplici quali la massimizzazione dell’efficienza delle risorse o la spinta all’utilizzo di processi maggiormente green sembrano essere coerenti con relazioni formalizzate e spinte su attività di monitoraggio e semplici collaborazioni con i fornitori. Approcci più evoluti come l’implementazione di strategie di economia circolare o di definizione di nuovi target di settore richiedono invece l’abbandono dei classici metodi di gestione della filiera, per spostarsi verso collaborazioni che diventano integrazioni e intrecci di business, basati fin dalla attività di selezione dei fornitori su elementi intangibili e scarsamente formalizzabili.

Per dirla in altri termini, non esiste un percorso valido per tutte le realtà, ma soprattutto non è vero che per essere aziende realmente sostenibili è necessario spingersi fino ad evolute relazioni con i fornitori: la chiave del successo è piuttosto l’allineare il tipo di relazione allo specifico modello di business sostenibile che si sta implementando.
Compito non semplice dove il confronto tra imprenditori ed esperti può essere elemento di grande aiuto. Al CUOA il progetto sull’economia circolare procede ancora a gonfie vele: se non sei ancora salito a bordo, che stai aspettando?

*Faculty Progetto Economia Circolare