Imprenditorialità e Governance Strategia

L’imprenditorialità nelle emergenze

L’imprenditorialità nelle emergenze: dal progetto Imprese Resilienti promosso da CEFab by CUOA in collaborazione con ADACTA Advisory, emergono alcune indicazioni per chi fa impresa e in questo periodo di emergenza Coronavirus. Ce le indica in questo contributo Paolo Gubitta, direttore scientifico di CEFab by CUOA.

Per chi fa impresa, il primo ventennio del Terzo Millennio sarà ricordato anche per alcuni eventi economici epocali, che hanno avviato trasformazioni radicali e irreversibili, e per altri shock sia interni sia esterni alla sfera economica, che hanno contagiato rapidamente l’economia globale stravolgendone l’assetto e le dinamiche.

Eventi epocali e soprese prevedibili

Ci sono due eventi epocali che negli ultimi 20 anni hanno cambiato il mondo delle imprese.
Uno si è verificato l’11 dicembre 2001, quando la Cina ha fatto il suo ingresso nell’Organizzazione Mondiale del Commercio: in quel momento, si è completato il processo di globalizzazione e siamo entrati in una vera economia delle interdipendenze, in cui tutti dipendono da tutti e nessuno può isolarsi dagli altri.
L’altro evento si è verificato alla Fiera di Hannover nell’aprile 2011, quando Kagermann, Lukas e Wahlster hanno parlato per la prima di «Industry 4.0» nell’ambito di un progetto chiamato appunto «Zukunftsprojekt Industrie 4.0»: è qui che viene concepita la trasformazione digitale delle imprese.
I cambiamenti innescati dai due episodi citati si sono dimostrati irreversibili ma sono stati annunciati. Assomigliano alle sorprese prevedibili, perché ci sono state diffusa consapevolezza e abbondanti informazioni sui fenomeni in atto, per cui solo le imprese guidate da persone poco avvedute si sono fatte trovare impreparate al cambiamento.

Shock e fallimenti inevitabili

Questo primo ventennio, però, è stato segnato anche da imprevedibili shock esterni, che non sempre hanno avuto origine in ambito economico.
Si pensi al tracollo borsistico del 17 settembre 2001 generato dall’attacco terroristico alle Torri Gemelle e ai primi segnali di paralisi economica conseguente alla diffusione globale del contagio da Coronavirus iniziata nella seconda metà di febbraio 2020.
In questi casi, non c’è capacità previsionale che tenga ed è per tale ragione che è più adeguato parlare di fallimenti inevitabili.
Rapidità, estensione e capillarità nella diffusione degli effetti dello shock annientano i processi vitali delle imprese: crolla la fiducia, cresce la paura, tutti posticipano investimenti e acquisti, pochi ti fanno credito, le filiere di fornitura si interrompono, i processi produttivi si bloccano e così via.
In queste situazioni, c’è il concreto rischio che si inneschi un effetto domino che trascina nella crisi anche le realtà più solide, a meno che non arrivi un altro shock esterno in direzione contraria. Spetta alla politica e a chi ci governa promuoverlo deliberatamente.

Il fattore «resilienza»

Non esiste mai una crisi o un’emergenza uguale alle altre e quindi il vaccino efficace per una non lo è per l’altra.
Ciò nonostante, i casi di alcune imprese sia analizzate nell’ambito del progetto Imprese Resilienti sia raccontate nella rubrica Lepri del Nordest di Corriere Imprese Nordest dicono che le realtà che hanno subito meno le conseguenze delle crisi avevano alcuni anticorpi: la robustezza, che è la disponibilità, la capacità e la possibilità di «fare di necessità virtù» utilizzando le risorse e le competenze disponibili per tamponare la crisi e resistere; la prontezza, che è la capacità di prendere decisioni rapide in situazioni di elevata incertezza e con poche e confuse informazioni per correre ai ripari ed evitare il peggio; l’intraprendenza, che è la capacità di trasformare in realtà il motto «necessity is the mother of invention».

Stringiamo i denti, serriamo i ranghi, collaboriamo: ripartiremo.


Autore: Paolo Gubitta, Direttore scientifico CEFab CUOA Business School

9 marzo 2020

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