General Management Imprenditorialità e Governance

Luci e ombre della riforma del lavoro

Simone Baghin *

Image: FreeDigitalPhotos.netIl Disegno di Legge sulla riforma del lavoro, dopo un lungo confronto con le parti sociali, è ora al vaglio della Camera dopo l’approvazione del 31 maggio del Senato.
È un impianto normativo importante, composto da 72 articoli, che ha l’ambizione di riformulare il mercato del lavoro in un ottica di dinamismo, crescita del Paese, creazione di occupazione e garanzia di flessibilità e tutele, dopo le riforme Treu del 1992 e Biagi del 2003.

Molte luci e qualche ombra.

La riforma mira a favorire l’instaurazione di rapporti di lavoro più stabili, definendo il tempo indeterminato come il contratto dominante: l’obiettivo sembra perseguito solo con un principio giuridico e un appesantimento burocratico di tutte quelle forme flessibili che di fatto, riviste, non cambiano nella sostanza.

Sono rivisti gli strumenti capaci di spingere e invogliare le imprese ad inserire nel mercato del lavoro giovani e donne inoccupati e reinserire lavoratori svantaggiati, mediante incentivi di tipo normativo ed economico. Il contratto di inserimento è stato abolito e la volontà di valorizzare il contratto di apprendistato quale porta d’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro avviene con una proposta che ne limita l’uso da parte delle aziende; lo strumento, infatti, che andrebbe incentivato, risulta poco appetibile vista l’eccessiva burocrazia richiesta per la formazione obbligatoria.

Una terza area attiene, giustamente, al contrasto di quelle formule contrattuali che di fatto mascherano rapporti di lavoro subordinato. Le restrizioni su lavoro a progetto, partite Iva e associazioni in partecipazione sembrano però spingere le imprese verso la cessazione dei rapporti in essere alla scadenza del regime transitorio piuttosto che alla scelta di formule contrattuali più stabili e regolari.

Analoga valutazione, infine, sembra doversi fare alla ridefinizione delle tutele per i lavoratori in caso di licenziamento per adeguarle “alle esigenze del mutato contesto di riferimento”. La riformulazione pare evidenziare un appesantimento ulteriore dal lato impresa stante l’assoluto potere riconosciuto al giudice e il prevedibile incremento del contenzioso (anche a causa della scarsa chiarezza e genericità dei limitati parametri di giudizio rispetto al regime sanzionatorio dei licenziamenti illegittimi), su cui ben poco potrà il nuovo rito speciale volto ad accelerare la definizione delle relative controversie, anche a causa del già pesante ruolo dei giudici del lavoro.


* Consulente del Lavoro, Docente CUOA Area Imprenditorialità

3 Commenti

  • come pensate di risolvere il precariato del personale della scuola? faccio parte di questo personale, ho lavorato per 6 anni in un centro di elaborazione dati con una ditta appaltatrice presso ASL di mazara; dal 2000 assunta con contratti a tempo determinato nella scuola pubblica, dopo sette anni di incarico dal 01/09/2004 al 31/08/2005 ecc… ad oggi mi ritrovo ad avere incari di supplenza per 4 giorni o 15 o 25. vi chiedo all’età che mi ritrovo (58) non è forse vergognoso che lo stato non mi tutela affinchè io possa percepire una (anche se minima) pensione. Pensate di tagliare ancora unità? di mettere gente in disoccupazione? per chi dovrò votare nelle prossime elezioni? Spero in una risposta e vi prego di non toccarmi i fondelli

  • E’ molto difficile stabilire quali siano le ombre,e le luci,ma una cosa è certa,che i sindacati invece di
    proclamare scioperi,che sono un danno per la collettività,dovrebbero per prima cosa, in questo
    momento di crisi mondiale,dare un appoggio al governo,per cercare di superarla.Ma anche di cercare altre vie di lavoro,perché è il solo mezzo per riportare una certa stabilità;è inutile insistere
    sulle difficoltà economiche delle fabbriche,in generale.Una delle tante risorse,potrebbe essere un
    disegno di legge,per ripristinare il servizio di portierato,con o senza alloggio,dando la possibilità ai
    richiedenti,uno sgravio fiscale alla compilazione del 730,di una parte della somma annua.Togliere e
    mettere le tasse,crea soltanto confusione,è necessaria la trasparenza e la chiarezza.

  • Ho 59 anni e sono in Cassa Integrazione Straor. dopo aver gestito l’amministrazione del personale per 30 anni e sono alla ricerca di rioccupazione, ma ne sto vedendo e sentendo di ogni colore.

    1) Prima di tutto sburocratizzate le norme lasciando alle imprese che valutino il modo di assumere, viceversa tanto non assumono lo stesso..
    2) Abbassare il COSTO DEL LAVORO e rendere appetibile le assunzioni senza lacci e lacciuoli di leggi variopinte.
    3) Mandare in pensione con la vecchia legge gli ultra 55 anni evitando di dare incentivi per assumerli (come rianimare i morti) e al loro posto assumere giovani.
    4) Che parlino i tecnici non quattro buffoni della camera, perchè certa gente non conosce nemmeno il mondo delle imprese, composto da brava gente ma anche da cialtroni.
    Hai capito Fornero, fatti otto ore sulla catena di montaggio, poi mi racconti!