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Employee VS dipendenti

Imprenditori CUOA nel mondo

3 novembre 2017

di Maurizio Zordan*

Bentrovati con questo secondo articolo, in cui desidero parlare di uno dei temi che toccano più da vicino l’impresa: il lavoro. E desidero iniziare con due immagini che personalmente lego ai lavoratori, nei due lati dell’oceano.

Premessa sulle parole: come vengono chiamati i lavoratori qui in America?

Employees o workers, a seconda che siano colletti bianchi o blu. In generale ormai si usa solo employee, tradotto in italiano impiegati. Come vengono spesso chiamati i lavoratori in Italia? Dipendenti.[1]

Perché parto da questo? Perché le parole hanno un significato che esprime la cultura sottostante e che guida il pensiero.

Non basterebbero le due paginette dell’articolo per descrivere il sistema italiano che tutti noi conosciamo molto bene, per cui userò questo spazio per descrivervi come funziona qui.

Vi parlerò di assunzione, costo del lavoro, costi accessori, ferie e licenziamenti.

La prassi diffusa è la consegna al lavoratore, al momento dell’assunzione, di un Handbook che contiene tutte le informazioni che regolano il rapporto tra lavoratore e azienda e poi vengono fatte firmare delle specifiche parti che riguardano la discriminazione (sessuale o di razza), che sono i temi più delicati nella conclusione dei rapporti di lavoro.

Esistono essenzialmente due tipi di paga, quella oraria il cui minimo è stabilito dallo Stato specifico (nel caso del Michigan 8,90 dollari) e la paga bisettimanale/mensile.[2] Non esistono contratti per categoria, ma solo le prescrizioni dello Stato, probabilmente esistono contratti aziendali nella grandi aziende, piuttosto che per categorie molto sindacalizzate ad esempio gli elettricisti.

Il pagamento degli stipendi viene fatto normalmente ogni 2 settimane, quindi 26 volte all’anno. Nel nostro caso, abbiamo introdotto il pagamento bimensile così i pagamenti sono 24. Sembra che lo stipendio mensile venga applicato solo nelle grandi aziende.

La retribuzione degli straordinari è regolata dalla Work Opportunity Wage Act del Michigan e dalla norma federale Fair Labor Standard Act, che prevedono maggiorazioni del 50% per le ore in eccesso le 40 ore settimanali. Non è prevista maggiorazione obbligatoria per orario giornaliero superiore alle 8 ore.

I contributi a carico dell’azienda prevedono dei tetti retributivi al di sopra dei quali non sono applicate le aliquote contributive e incidono mediamente (dipende dal mix dei livelli retributivi) per il 9% del salario lordo e l’azienda fa da sostituto di imposta.

Anche i contributi a carico dell’impiegato prevedono dei tetti retributivi al di sopra dei quali non sono applicate le aliquote contributive. Sono quasi speculari rispetto a quelli a carico dell’azienda, ad eccezione di alcuni contributi statali e incidono mediamente per il 7.5-8% del salario lordo.

Quindi, facendo un veloce esempio nel nostro caso, un impiegato con una paga oraria di 20 dollari costerà all’azienda 22 dollari e il netto all’impiegato è di 15.5-16 dollari, con cui si dovrà pagare assicurazione sanitaria (se non coperta in tutto o in parte dall’azienda), la pensione integrativa (e la benzina che qui costa al cambio attuale 56 centesimi di euro al litro[3]). Curioso è il caso dei lavoratori che ricevono mance (esempio camerieri). La paga oraria minima è di circa 3,5 dollari, ma con le mance devono raggiungere almeno la paga minima e quello che prendono in più resta a loro (a qualcuno vengono in mente i voucher?). Questo spiega perché qui i camerieri sono estremamente presenti, esageratamente gentili e proattivi.

Giorni di ferie e festività: esistono 6 festività riconosciute, Memorial day, Indipendence Day, Labour Day, Thanksgiving, Natale e Capodanno. Al di fuori di questo i giorni di ferie retribuite sono 4 per i neo assunti e poi aumentano in funzione dell’anzianità, ma queste prescrizioni sono contrattabili singolarmente e fanno parte della politica di attrazione dei lavoratori.

Visto che l’abbiamo citata, l’assicurazione sanitaria può avere un’incidenza sul costo del lavoro dal 10% al 15% a seconda del tipo di polizza, di quale sia la copertura dell’azienda e quanti familiari l’impiegato intenda coprire. Al di sotto dei 50 impiegati le aziende non hanno nessun obbligo di copertura assicurativa.
Perché conviene fare l’assicurazione? È un benefit molto importante per un impiegato, perché se dovesse farsi l’assicurazione per proprio conto dovrebbe spendere intorno ai mille dollari al mese, che in qualche caso corrisponde al 30% della proprio stipendio. L’assicurazione, se fatta dall’azienda, inoltre,  costa meno che al singolo, perché le assicurazioni valutano il rischio collettivo inferiore rispetto a quello individuale e un’azienda è una piccola collettività. Altro strumento di benefit sono i piani di retirement ovvero la pensione integrativa.

Siamo arrivati ai licenziamenti e dimissioni. I licenziamenti avvengono qui ed ora, ovvero il licenziamento diventa effettivo nel momento in cui viene comunicato. Viene comunicato e non ci sono discussioni. Anche le dimissioni sono spesso senza preavviso, quando va bene sono 2 settimane. Da questo punto di vista, la piena libertà da entrambe le parti, genera un turnover più alto rispetto a quello che viviamo in Italia a cui bisogna far fronte appunto con la motivazione economica, professionale e con i benefit assicurativi o previdenziali. Il rischio è più alto per entrambi gli attori, quello dell’imprenditore di perdere risorse formate e capaci e quello dell’impiegato,  che ogni giorno potrebbe essere licenziato. Cosa è meglio? Qui è comprensibile la maggiore libertà nella chiusura dei rapporti di lavoro, perché le opportunità non mancano (salvo le crisi epocali come quella appena passata, perché qui è già passata da qualche anno) e in generale il mercato del lavoro è molto attivo.

Riguardo, invece, i costi del lavoro e alcune semplificazioni contrattuali credo che sarebbe opportuno fare una riflessione sull’effettiva utilità di tanti istituti a difesa dei lavoratori che spesso vengono usati in modo distorto (dai pretestuosi certificati di malattia alle astronomiche indennità di licenziamento, dietro minaccia di reintegra nei casi più difficili).

Qui vengono puniti i licenziamenti discriminatori di sesso e razza, mentre negli altri casi non serve dare giustificazione alcuna. Se il datore di lavoro ha deciso che un impiegato non è più adatto o non c’è lavoro lo comunica e se è un imprenditore con un po’ di responsabilità magari concede qualche settimana di paga per consentire all’impiegato di trovare un altro impiego.

L’Italia non può competere con l’America sul fronte delle risorse, ma riguardo al lavoro alcuni errori in passato, quali abnormi imposizioni caricate sul costo del lavoro e garanzie date oltre il sostenibile, hanno mostrato i loro limiti di fronte alla globalizzazione.

Sinceramente, il nostro sistema sanitario dobbiamo tenercelo stretto perché qui la sanità è molto cara, anche alcuni istituti contrattuali sono più civili da noi.

Il costo per unità di prodotto USA è pari a quello della Cina, dove i differenziali di costo del lavoro americano sono compensati da minori costi delle risorse energetiche. Interessante vedere come in 10 anni tra il 2004 e il 2014 l’indice di costo manifatturiero degli Stati Uniti abbia recuperato 10 punti su quello cinese e quindi sia molto allineato, favorendo il reshoring massiccio delle produzioni in USA, processo che è iniziato un po’ prima dei proclami del nuovo Presidente.[4]

Dura competere con questi numeri.

Tornando alla parola dipendenti. Questa parola qui in USA si traduce letteralmente in dependant (in realtà la parola si usa in gergo assicurativo e fiscale per i familiari a carico) oppure nell’accezione più negativa addicted, riferita spesso ai tossicodipendenti.

Per uno come me, che viene da Valdagno, dove Marzotto è stato definito paternalista, e che fa impresa in uno stato dove sono stati ammazzati solo 15 anni fa due giuslavoristi, la prima domanda è se la parola dipendenti e tutto il contorno di norme e dibattiti sui contratti di lavoro non sia essa stessa una forma di paternalismo molto più forte di quella del conte Gaetano. Dalle parole qui sopra elencate sembrerebbe proprio di sì.

Il tema si pone con i lavoratori che dall’Italia vengono assunti dall’azienda americana. La transizione è difficile, ma pone queste domande: cogliere il rischio opportunità in cambio della cessione di qualche tutela? Qui vince ancora il sogno americano e vince l’opportunità che si respira e che le imprese in Italia fanno molta fatica a dare, perché fa parte del contesto non propriamente favorevole fin dai tempi di Einaudi.[5]

*Presidente e Amm.re Delegato Zordas srl sb , Azienda CLUB Member CUOA, e Presidente Woodways International LLC

 

[1] Ho trovato nel web questo interessante tentativo di traduzione del sostantivo dipendenti in inglese:

https://italian.stackexchange.com/questions/7502/what-is-the-difference-between-dipendente-and-impiegato

Dipendenti. e word dipendente is pretty much a synonymous of employee: someone who is employed by someone else to do a job (usually, but not necessarily, a long term job). The word impiegato is used to mean an employee that works in an office, similar to what you might call in English office-worker. I should add that the word dipendente has a second, less common, meaning as dependant, that is a person whose livelihood depends on someone else (e.g. children or elderly relatives). This is rarely used outside of legal writing though.

[2] http://www.michigan.gov/lara/0,4601,7-154-11407_32352-140972–,00.html

[3] https://www.eia.gov/petroleum/gasdiesel

[4] https://www.bcgperspectives.com/content/interactive/lean_manufacturing_globalization_bcg_global_manufacturing_cost_competitiveness_index/

[5] Migliaia, milioni di individui lavorano, producono e risparmiano nonostante tutto quello che noi possiamo inventare per molestarli, incepparli, scoraggiarli. È la vocazione naturale che li spinge; non soltanto la sete di guadagno. Il gusto, l’orgoglio di vedere la propria azienda prosperare, acquistare credito, ispirare fiducia a clientele sempre più vaste, ampliare gli impianti, costituiscono una molla di progresso altrettanto potente che il guadagno. Se così non fosse, non si spiegherebbe come ci siano imprenditori che nella propria azienda prodigano tutte le loro energie ed investono tutti i loro capitali per ritirare spesso utili di gran lunga più modesti di quelli che potrebbero sicuramente e comodamente ottenere con altri impieghi. (da Dogliani, Dedica all’impresa dei Fratelli Guerrino, 15 settembre 1960)

Riferimento: https://le-citazioni.it/autori/luigi-einaudi